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Il popolo dei Dolmen siciliani

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Cista dolmenica a Butera, Sicilia

 

Nell'antica età del bronzo (fine III millennio a.C.) si diffusero in Europa grandi costruzioni in pietra, i dolmen, rinvenuti da poco anche in Sicilia, seppure con dimensioni più ridotte. Dei loro costruttori si conosce quasi nulla, ma lo studio di due archeologi preistorici siciliani, Salvo Piccolo e Alessandro Bonfanti, tenta  di dissolvere la nebbia che aleggia sul popolo che li ha realizzati nella nostra isola più grande. Da anni, infatti, i due studiosi indagano i contesti che gravitano sui piccoli megaliti siciliani, giungendo a evidenti risultati: “Dolmen, menhir e cromlech – dice Piccolo – sono monumenti preistorici in pietra diffusi un po' ovunque in Europa. I primi, sono costituiti da due pilastri e un lastrone orizzontale sovrapposto, dentro i quali si inumavano i defunti; i secondi erano  segnacoli funerari, allineati e infissi verticalmente nel terreno a indicare, probabilmente, la via siderale per l'aldilà (ad esempio i menhir di Carnac, in Francia). I cromlech, invece, erano costruzioni di forma circolare al cui interno si celebravano riti arcani sollecitati dalle osservazioni astrali. Com'è facile intuire si trattava di architetture parecchio elaborate, testimoni di conoscenze astronomiche sorprendenti che ben si prestavano agli esoterismi religiosi”.

 

 

I DOLMEN DELLA SICILIA

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Il dolmen di Monte Bubbonia

 

La Sicilia ha avuto una Preistoria talmente intricata, che risulta difficile orientarsi nel guazzabuglio di “Culture” che si sono succedute; e ciò per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, che le ha assicurato per millenni un ruolo alquanto dinamico, fatto di frequenti ondate migratorie da cui traspare sempre l'impatto tra due influenze: una mediterranea, di chiara matrice orientale, e l'altra europea, proveniente da nord-ovest e dalla stessa penisola italica.

Questo eterogeneo panorama si fa più chiaro a partire dalla fine del III millennio a.C., quando l'isola viene investita da un ulteriore movimento proveniente dall'Egeo e dalle coste anatoliche, che vi apporta nuove concezioni sociali, artistiche e spirituali. I segni di questo cambiamento si riconoscono nella necropoli di “Castelluccio” (tra Noto e Siracusa), che dà nome alla facies culturale più conosciuta e diffusa della Sicilia del bronzo antico (fine III millennio/prima metà II millennio a.C.). Le numerose tombe a “grotticella” scavate nelle pareti rocciose dei monti circostanti, documentano il culto dei morti, la pratica dell'inumazione collettiva, la devozione alla Madre terra.

 

 

Paleontologi pensano di aver trovato il primo giacimento fossile dell'evento K/T (estinzione dei Dinosauri)

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65 Milioni di anni fà, sulla Terra è avvenuta uno dei più grandi eventi di estinzione della vita animale e vegetale. Si calcola che tale evento denominato KT, abbia fatto sparire il 75% della vita grazie ad una crisi ambientale forse generata da un impatto catastrofico o mutazioni climatiche dovute a grandi eruzioni vulcaniche. L'evento è sopratutto ricordato per aver fatto sparire i Dinosauri tanto famosi fra il grande pubblico. Ma, ad oggi, non era stato mai ritrovato un giacimento fossile che era la testimonianza d tale evento. Ora, in una cava dietro un centro commerciale in una piccola cittadina del New Jersey, pare (e qui gli scienziati sono molto cauti) di aver ritrovato finalmente un giacimento fossile di quell'evento.

 

 

Il più grande coccodrillo marino superò l'estinzione del Giurassico

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Si chiama Machimosaurus rex, è lungo quasi 10 metri per poco meno di 3 tonnellate di peso. Nuovi studi datano lo scheletro, rinvenuto nella regione di Tataouine in Tunisia, a 130 milioni di anni fa, indicando che questi grandi animali erano ancora in vita durante il Cretaceo
Il governatorato di Tataouine nella Tunisia meridionale si è rivelata una regione fondamentale per poter comprendere "l'età di mezzo" del periodo dei dinosauri. Dal 2009, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali e del Museo Geologico "Giovanni Capellini" dell’Università di Bologna, coordinato dal professor Federico Fanti, in collaborazione con l’Office National des Mines di Tunisi, ha riportato alla luce i resti fossilizzati di diverse specie di pesci, tartarughe, rettili volanti e dinosauri, rivelando un incredibile ecosistema risalente a oltre 100 milioni di anni fa.
 

I vantaggi di una Bibliografia Paleontologica

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Oggi mi è arrivato un Volume che cercavo su carta da tempo e sono riuscito a trovarlo usato ma in ottime condizioni! Approfitto per scrivere due righe quindi sulla fondamentale importanza della Bibliografia e di una scelta di Volumi per completare il bagaglio scientifico di una collezione paleontologica.

Internet: dati non referati e temporaneità degli archivi

Oggi si dà per scontato che essendo internet onnipresente e diffusa ad un livello mai visto prima dalla civiltà umana che si possa trovare tutto o quasi senza più aver bisogno del supporto cartaceo (sopratutto nel caso di volumi di paleontologia).

 

L'ULTIMO PASTO PER UN FOSSILE DI SAURICHTHYS NE RIVELA GLI ORGANI INTERNI

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Evincere gli organi interni di un fossile di solito è un lavoro quasi impossibile per i paleontologi. La fossilizzazione, evento raro ed imprevedibile, data la particolare natura delle condizioni chimico-fisico necessarie, nella maggior parte dei casi, non conserva i tessuti molli e gli organi interni degli animali. Un fossile in particolare, ritrovato nel sud della Svizzera, oggi ci svela grazie al suo ultimo pasto la forma del suo intestino.
Studiato dai paleontologi dell'Università di Zurigo (http://www.uzh.ch/) un predatore del genere Saurichthys, pesce fossile del Triassico, dimostra di possedere un intestino a spirale simile a squali e razze. Questa scoperta riempe un gap di conoscenza sulla evoluzione del tratto gastrointestinale dei vertebrati.
 

MORELLADON BELTRANI GASULLA ET AL., 2015 UN NUOVO DINOSAURO CON VELA DORSALE DALLA SPAGNA

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Nel 2013, un team della Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED) e dell'Università Autonoma di Madrid, scoprì uno scheletro parziale di un'euornithopode del Cretaceo inferiore, nella cava di Morella, Spagna.
Ora lo scheletro è stato studiato e pubblicato su Plosone (http://www.plosone.org/), ed è stato assegnato il nome di Morelladon beltrani Gasulla et al., 2015. Il nome generico deriva dal greco antico e combina le parole Morella (luogo del ritrovamento) con il termine greco ὀδών, odoon, "dente". Il nome specifico, invece, onora Victor Beltrán, il proprietario del Vega del Moll SA, un'impresa di sfruttamento delle cave.
 

I dinosauri "Romeo e Giulietta"

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Paleontologi dell'Università di Alberta, hanno scoperto delle prove per distinguere il sesso di due dinosauri. La determinazione del sesso nei dinosauri è difficilissima, a causa della mancanza nei fossili delle parti molli, che darebbero una indicazione certa del sesso. Così, le ricerche si stanno concentrando sulle evidenze indirette e sui dettagli che possono essere rilevati sui fossili conservate i e studiati. Alcuni dati possono essere dedotti dagli attuali uccelli (discendenti di alcuni tipi di dinosauri), che mostrano strutture anatomiche differenti fra i due sessi. Tali strutture, tipo la cresta di gallo, le code più sviluppate nei maschi del pavone, e le piume lunghissime dell'uccello del paradiso, lasciano dei segni o strutture differenti sulle ossa fossili dei reperti studiati.

 

Missione IsIPU in Giordania

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Si è appena conclusa la prima campagna di ricerche sul paleolitico della Valle dello Zarqa, condotta dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana insieme alla Universidade de Sao Paulo (Brasile) e alla Hashemite University di Zarqa (Giordania). L’obbiettivo è quello di datare i siti archeologici paleolitici scoperti negli anni ’90 dalla missione dell’Università di Roma coordinanata da Gaetano Palumbo. A quel tempo vennero trovati numerosi giacimenti del Pleistocene inferiore e medio, con grandi quantità di industrie litiche di modo 1 e 2.

Una prima attribuzione cronologica, basata sui dati archeologici e biostratigrafici attribuiva al giacimento più antico un’età di un milione di anni (scarica l’articolo). Successivamente non è stato possibile ritornare sul posto, ma da quest’anno, grazie alla collaborazione tra il nostro Istituto e l’Università di Sao Paulo, si sono create le condizioni minime per la ripresa delle ricerche. Vi partecipano Fabio Parenti (archeologo e coordinatore), Giancarlo Scardia (geologo) Walter Neves (Paleoantropologo), Astolfo Araujo (Geoarcheologo), Bilal Khreishat (geoarcheologo) e Fareed Al-Shishani (studente in gestione dei beni culturali). L’équipe sta lavorando nei dintorni del villaggio di sukhne, prelevando campioni per le datazioni al paleomagntismo, industrie litiche in affioramento e facendo analisi stratigrafichje e geomorfologiche.

La missione è terminata il 12 ottobre 2013.

http://www.isipu.org/

 

PaleoConferenze: 22 e 29 novembre ad Anagni

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L’Istituto Italiano di Paleontologia Umana nell’ambito del Progetto MIUR per la diffusione della cultura scientifica “Valorizzazione e virtuale dei siti preistorici del bacino di Anagni” ha organizzato due PaleoConferenze presso il Convitto Principe di Piemonte ad Anagni (Frosinone).

La prima conferenza si terrà alle ore 10 di venerdì 22 Novembre. Interverrà il Prof. Italo Biddittu che illustrerà la storia delle più importanti scoperte archeologiche e paleontologiche degli ultimi anni del Lazio meridionale, in particolare quella dell’”Uomo di Ceprano”.

La seconda conferenza si svolgerà alle ore 10 di venerdì 29 Novembre e giovani paleontologi e archeologi della “Sapienza – Università di Roma” presenteranno le loro ricerche.

Le due PaleoConferenze sono rivolte agli studenti della scuola primaria e secondaria. La partecipazione è gratuita previa prenotazione.

http://www.isipu.org/

 

Campagna di scavo Coste San Giacomo 2013

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Si sono conclusi il 22 settembre 2013 gli scavi dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana nel sito pleistocenico di Coste San Giacomo (Anagni) coodiretti da Fabio Parenti e Raffaele Sardella. Nel corso dello scavo, condotto in collaborazione con il  Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza – Università di Roma, sono venuti in luce  numerosissimi fossili di grandi e piccoli mammiferi di circa due milioni di anni fa. Fra essi spiccano per importanza  paleontologica due diverse specie di proboscidati, tre specie di cervi, gazzelle, ippopotami, carnivori come la tigre dai denti a sciabola e iene e, per la prima volta in Europa mediterranea, il lupo etrusco.

 

 

Missione IsIPU in Giordania

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Si è appena conclusa la prima campagna di ricerche sul paleolitico della Valle dello Zarqa, condotta dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana insieme alla Universidade de Sao Paulo (Brasile) e alla Hashemite University di Zarqa (Giordania). L’obbiettivo è quello di datare i siti archeologici paleolitici scoperti negli anni ’90 dalla missione dell’Università di Roma coordinanata da Gaetano Palumbo. A quel tempo vennero trovati numerosi giacimenti del Pleistocene inferiore e medio, con grandi quantità di industrie litiche di modo 1 e 2. Una prima attribuzione cronologica, basata sui dati archeologici e biostratigrafici attribuiva al giacimento più antico un’età di un milione di anni.

 

Valorizzazione "fisica" e "virtuale" dei giacimenti preistorici del bacino di Anagni

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Progetto MIUR Diffusione Cultura (legge 6/2000)

Il progetto finanziato dal MIUR prevede nella sua parte “fisica” l’allestimento di uno spazio espositivo presso il Laboratorio dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana ad Anagni in cui verranno presentati alcuni dei più importanti reperti paleontologici e archeologici pleistocenici rinvenuti nel Bacino.

Inoltre i visitatori potranno osservare da vicino l’attività dei paleontologi e archeologi durante le fasi di catalogazione e studio dei reperti. I ricercatori illustreranno le tecniche di scavo con l’allestimento di un Laboratorio di attività “simulate” dove verranno mostrate “le tecniche e gli strumenti del mestiere”. In questo modo i visitatori avranno la possibilità di seguire le metodologie di indagine degli studiosi dalla parte della “scoperta” fino allo studio e valorizzazione. Saranno organizzate delle attività divulgative anche in situ durante le operazioni di survey da parte dei ricercatori.

 

Descritto il "Megaconus Mammaliaformis" probabile antenato dei mammiferi

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Un team di ricerca internazionale, tra cui l'Università di Bonn descrive un mammifero enigmatico che è vissuto circa 165 milioni di anni e poi si estinse. Alcune strutture sui suoi denti rivelano una specializzazione negli alimenti vegetali. Con la sua soffice pelliccia, l'animale risultava essere tenero, ma sulle zampe posteriori, possedeva probabili difese tossiche o velenose. Nulla faceva pensare  all’identikit di un animale “carino”. I paleontologi dell’universita’ di Bonn, in Germania, hanno ricostruito le fattezze di un fossile pubblicato in uno studio su ‘Nature’. Hanno così descritto per la prima volta le fattezze di un mammifero vissuto 165 milioni di anni fa, il ‘Megaconus Mammaliaformis’. Tale fossile possedeva due denti davanti grandi e minacciosi e la corporatura simile a quella di un topo.  Finora la sola cosa che si conosceva di lui erano i denti dotati di poderose cuspidi, che portava ad una ricostruzione del suo aspetto ben piu’ minaccioso.

 

Una nuova ricerca identifica pesci ossei lunghi fino a 16 metri del Giurassico

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Una ricerca della Bristol University suggerisce che durante il Giurassico (165 milioni di anni fa) esistevano pesci ossei lunghi fino a 16 metri

Giganteschi pesci che si cibavano di plankton colonizzavano i mari di 160 milioni di anni fa, e che insieme ai Dinosauri sono scomparsi 65 milioni di anni fa, soppiantati successivamente dalle grandi balene e squali che si cibano ancora oggi di plankton marino. La domanda per gli scienziati era: Quanto grandi erano tali pesci giganti? Una nuova ricerca suggerisce che potessero avere dimensioni comprese fra i 12 ed i 16 metri.

Gli animali attuali che si cibano di plankton sono oggi i vertebrati  più grandi della Terra. La prima specie di pesce fossile simile a tali animali scoperta era un pesce chiamato “Leedsichthys” che viveva nel Giurassico medio circa 165 milioni di anni fa. Questa specie era una sorta di pioniere della nicchia ecologica oggi occupata dai mammiferi (balene) e dai pesci cartilaginei (mante, squali balena, ecc…) ma solo una dato era sconosciuto. Quali dimensioni tali specie raggiungeva? Questo almeno era la questione fino ad oggi rimasta insoluta.

Il professore Jeff Liston della University of Kunming in China e la University of Bristol’s School of Earth Sciences diccono: “ Le parti osse di Leedsichthys sono rare e male conservate. Tutte le stime fatte finora di dimensione o crescita erano approssimative e dedotte da ipotesi non supportate da dati. Sonop stati esaminati una vasta gamma di reperti, non solo le ossa, ma anche parti anatomiche conservate di resti molli, che mostrano strutture simili agli anelli di crescita, in modo da ricavare l’età dei vari reperti esaminati, e quindi ricavare dati correlati dimensione-età e stime di crescita”.

 

 

Tartarughe fossili giganti grosse come un'auto, Carbonemys cofrinii.

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I paleontologi del North Carolina State University hanno scoperto nell'attuale Colombia un fossile di tartaruga gigante delle dimensioni di una Smart, risalente al Paleocene (circa 60 milioni di anni fà). Il Fossile è stato descritto con il nome di Carbonemys cofrinii, che significa letteralmente Tartaruga Carbone, e fà parte della famiglia di tartarughe conosciute con il nome di Pelomedusoides. Il fossile è stato chiamato Carbonemys perchè ritrovato nel 2005 in una miniera di carbone, che è situata all'interno della formazione geologica northern Colombia’s Cerrejon formation.

Le misure del fossile sono rispettivamente di 24 cm di lunghezza per il cranio, mentre il carapace misura 172 cm di lunghezza, che è uguale alla altezza dello studente Edwin Cadena dottorando della NC State che ha scoperto il fossile. Cadena ha dichiarato che avevano ritrovato molti gusci di tartarughe piccole dal sito paleontologico, ma che dopo 4 giorni di lavoro per dissotterrare il gigantesco carapace si erano accorti che era il fossile più grande mai ritrovato in questa area e di questo periodo, dandoci la prova del gigantismo nei rettili di acqua dolce del Paleocene.

 

La Foresta fossile di Gilboa, Catskill Mountains, New York, USA

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La foresta fossile di Gilboa è stata analizzata da un team di ricercatori del Regno Unito e degli Stati Uniti. E' stato possibile osservare un ecosistema forestale di 385 milioni di anni fà, che si è rivelato più complesso e diversificato di quanto si pensasse fino ad oggi, inoltre, dato che non và sottovalutato, la foresta fossile di Gilboa dovrebbe essere anche la foresta fossile + vecchia al mondo. La foresta fossile di Gilboa, che si trova nelle Montagne Catskill dello Stato di New York, fino ad oggi non era stata studiata accuratamente, come se fosse lasciata un pò in disparte, ma oggi, dopo la pubblicazione su Nature si conosce un pò di più su tale ecosistema svelandoci molti fatti particolari e nuovi.

 

L'uomo del Similaun sarebbe morto di infarto o per una infezione

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La mummia del Similaun (nota anche come Uomo venuto dal ghiaccio o, generalmente, Ötzi, Oetzi) è un reperto antropologico scoperto il 19 settembre 1991 sulle Alpi Venoste (ghiacciaio del Similaun, 3.210 m s.l.m.) al confine fra l'Italia e l'Austria.
La scoperta di tale mummia ha permesso ai ricercatori di affacciarsi ad un mondo fino ad ora poco conosciuto,  un'epoca compresa tra il 3300 e il 3200 a.C chiamata anche Età del Rame, momento di transizione tra il Neolitico e l'Età del Bronzo.

La cosa più importante della scoperta era dato che insieme alla mummia si erano ritrovati una notevole quantità di manufatti e vestiario, il chè permetteva di conoscere e di studiare come gli uomini di quel tempo vivevano e si procuravano cibo e suppellettili.

 

Ricercatori italiani svelano la vita e la morte di un nuovo dinosauro

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Secondo leggenda fu il caso ad aiutare i ricercatori nel 1923. La spedizione del naturalista americano Roy Chapman Andrews si era persa in un labirinto di gole scavate dall´erosione nel deserto dell´Asia Centrale, quando decisero di chiedere informazioni a una remota base militare nel bel mezzo del niente. Il fotografo della spedizione, John B. Shackelford, abbastanza annoiato a questo punto, si fermò a osservare il panorama ai bordi di una parete di roccia quando si accorse di alcuni frammenti di ossa che emergono dal sedimento. Dopo brevi scavi emersero intere ossa di dinosauro e di piccoli mammiferi e più sorprendente delle gigantesche uova.
Uova di dinosauro fossili erano molto rare a quei tempi, ma grazie a questa scoperta Andrews sarà in grado di descrivere perfino interi nidi. 
Le uova furono attribuite al dinosauro erbivoro Protoceratops (di cui abbondavano i fossili), mentre a un dinosauro teropode con strano becco (usato probabilmente come uno schiaccianoci) fu attribuito il ruolo di sciacallo, che rubava le gustose uova dai nidi e propriamente fu denominato Oviraptor - ladro di uova. Solo nel 1993 la scoperta di un individuo di dinosauro oviraptoride accovacciato sulle uova rivela che si trattava di uno scambio d'identità: Le uova e i nidi ritrovati nel deserto appartenevano a questa specie!

 

Dai dinosauri ai calanchi 2-6 gennaio 2012

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Comunicato stampa del 31 dicembre 2011
“Dai dinosauri ai calanchi”.
Mostra scientifico-didattica presso l’Auditorium S. Agostino ad Atri (TE).
L’Associazione ANTEO (Associazione Natura Terra E Oceano) di Pescara, in collaborazione con la Riserva Naturale Regionale Oasi WWF “Calanchi di Atri” e con il patrocinio del Comune di Atri organizza la mostra dal titolo “Dai dinosauri ai calanchi”, che si terrà dal 2 al 6 gennaio 2012 presso l’auditorium S. Agostino di Atri, tutti i pomeriggi dalle 16 alle 20.
 

La Toscana: Terra di balene e vermi mangia-ossa

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"They say the sea is cold, but the sea contains the hottest blood of all,
and the wildest, the most urgent."
"Whales Weep Not!" D.H. Lawrence (1885-1930)

Gli abissi marini sono stati spesso comparati con un deserto in cui solo occasionalmente si trovano delle oasi - campi idrotermali in cui sorgenti di acqua bollente offrono abbastanza energia da alimentare un ecosistema, oppure le carcasse in decomposizione di grandi animali marini.
I processi tafonomici in mare aperto differiscono notevolmente da quelli osservabili vicino alla costa o in acque poco profonde - anche se purtroppo ancora poco si conosce sui fattori che li influenzano - soprattutto se si tratta di gigantesche carcasse, come ad esempio quelle di balena. Si presume che la decomposizione di un corpo cosi grande è influenzata in una prima fase dalla profondità della colonna d´acqua e dalla pressione idrostatica, due fattori che influenzano il tempo in cui la carcassa galleggia sull´acqua. Una volta raggiunto il fondo, la decomposizione della balena segue una sequenza generale con diverse ondate di animali spazzini e saprofagi. La carne è rapidamente rimossa da grandi animali, come ad esempio gli squali. I resti, come tessuto adiposo e cartilagine, sono colonizzati più lentamente da organismi che si cibano sia dei resti organici che dal denso tappeto di batteri che si sviluppa su di essi. Dopo alcuni mesi rimangono solo le ossa, anch´esse sono colonizzate da una comunità di specie molto interessanti e adattate all'ambiente estremo composto principalmente da batteri, molluschi e policheti.

 
 
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Periodico
Autorizzazioni del Tribunale di Roma – diffusioni:
telematica quotidiana 229/2006 del 08/06/2006
mensile per mezzo stampa 293/2003 del 07/07/2003
Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

 

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