Come avverrà la fine della pandemia da SARS-CoV-2 sulle orme della Spagnola

Dott. Guido Donati 29 Nov 2021
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Nutriamo molta speranza nel fatto che nuove varianti del virus SARS-CoV-2 ci permettano entro la primavera del 2022 di terminare con gli aspetti più nefasti della pandemia da SARS-CoV-2.

Facciamo un salto indietro e analizziamo cosa è avvenuto negli ultimi 100 anni. Nel 1918 avviene una delle più terribili pandemie, l'influenza Spagnola causata dal virus A/H1N1. L'andamento di questa malattia ha avuto almeno tre picchi distinti: la primavera del 1918, l'autunno del 1918 e l'inverno del 1918-1919 e secondo alcuni autori un quarto picco tra il 1920 e il 1921.
I primi due picchi furono devastanti poi bruscamente il numero di casi diminuì per poi scomparire completamente. All'epoca non era possibile verificare i casi asintomatici e quindi probabilmente il virus sarà mutato in forme meno letali ma più contagiose che hanno sostituito quelle più aggressive ma meno diffusive, creando un'immunità di gregge.

Dopo la pandemia da A/H1N1 dell'influenza Spagnola del 1918 il virus A/H1N1 è ricomparso varie volte determinando epidemie più o meno gravi e fallimenti nei vaccini antinfluenzali (1928–1929, 1932 - '33, 1936 - '37 e 1943 – '44), le più gravi nel 1947 e nel 1951. Fra gli eventi insoliti vale la pena ricordare come il virus dagli anni '50, sia scomparso per circa 20 anni, ricomparendo nel 1977, quando colpì soprattutto i bambini che, non avendolo mai incontrato, erano privi delle adeguate difese immunitarie. In seguito è ricomparso ciclicamente circolando parallelamente o in alternanza con il sottotipo del virus dell'influenza A/H3N2 fino ai giorni nostri. Nel 1947, il virus A/H1N1 subì un importante cambiamento antigenico presentando numerose differenze di nucleotidi e aminoacidi nelle regioni antigeniche dell'emoagglutinina (HA), causando un fallimento totale del vaccino, ma la mortalità rimase relativamente bassa . Va ricordato che i virus, oltre a poter generare varianti, possono anche scambiare segmenti con altri virus, come è accaduto fra i virus dell'influenza umana A e quelli dell'aviaria che hanno generato i ceppi H2N2 e H3N2; e fra A/H1N1 e H3N2 che hanno dato origine a A/H1N2.
Perché raccontiamo tutte queste vicende del virus H1N1? Perché nella storia dell'andamento dell'influenza Spagnola vi sono molte analogie con l'attuale andamento della pandemia da virus Sars-Covid2 e la possibile evoluzione futura.
Abbiamo visto come anche la SARS-CoV-2 ha determinato dei picchi di contagio e mortalità nel tempo come abbiamo visto per H1N1 della Spagnola. Abbiamo altresì visto come nel tempo vi siano state molteplici varianti del virus. Lo scorso 26 novembre l'O.M.S. ha definito come nuova variante preoccupante (VOC – Variants of Concern) del virus SARS-CoV-2 la variante B.1.1.529, chiamata Omicron, che però da una prima analisi appare molto più trasmissibile ma meno aggressiva, come dimostrano i casi in India che sono in netta diminuzione. C'è da pensare che, come per H1N1, forme meno perniciose ma con maggiore capacità di diffusione vadano a occupare gli spazi delle forme più gravi ma meno contagiose e a determinare un'immunità che in parte protegga anche dalle altre forme.

Perché pensiamo che la variante Omicron o ulteriori altre varianti ci possano portare fuori dalla pandemia?

La storia ci insegna che:
1 - i ceppi più aggressivi tendono a uccidere i propri ospiti diminuendo così le possibilità di contagio a favore dei ceppi meno aggressivi;
2 - i ceppi più trasmissibili colpiscono un numero maggiore di persone rispetto agli altri;
3 - i ceppi meno aggressivi ma più contagiosi colpiscono molte più persone e in parte le proteggono da eventuali successive infezioni da virus più letali.

Cosa ci potrà portare fuori dalla pandemia entro la primavera 2022?
La concomitanza di una variante più trasmissibile ma meno aggressiva che interessando gran parte delle popolazioni creerà una immunità di gregge e la vaccinazione di massa concepita per le forme più virulente immunizzerà la restante parte della popolazione. Ora per conoscere lo stato di immunizzazione di ogni singolo soggetto purtroppo abbiamo a nostra disposizione solo la misurazione degli anticorpi circolanti e non possiamo misurare facilmente il resto delle difese immunitarie. Per cui se troviamo un alto livello di anticorpi sappiamo che il soggetto è ben difeso mentre se ne troviamo pochi non sappiamo quanto le altre difese siano attive. Ciò vuol dire che dobbiamo, nel dubbio, sicuramente vaccinare i soggetti che presentano pochi anticorpi circolanti anche se alcuni soggetti in realtà sono già ben difesi. Mentre si reputa inutile vaccinare soggetti con elevato numero di anticorpi circolanti.

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