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Alpi preistoriche: lo stambecco cacciato 13.000 anni fa era un lignaggio genetico oggi scomparso

Francesco Defler 07 Apr 2026


La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, è frutto della collaborazione tra Università di Bologna, Università di Modena e Reggio Emilia e MUSE di Trento.
Un nuovo studio multidisciplinare coordinato da ricercatori delle Università di Bologna e di Modena e Reggio Emilia, insieme al MUSE - Museo delle Scienze di Trento, ha ricostruito la storia evolutiva e le abitudini ambientali di una popolazione di stambecco alpino (Capra ibex) vissuta oltre 13.000 anni fa sulle montagne del Trentino.


La ricerca si fonda sui resti ossei recuperati a Riparo Dalmeri, sito archeologico preistorico situato a 1.240 metri di quota sull'Altopiano dei Sette Comuni, nel Trentino meridionale. Si tratta di uno dei siti del Paleolitico finale più significativi d'Europa: per circa mille anni, gruppi di cacciatori-raccoglitori vi tornarono ogni estate per praticare una caccia specializzata allo stambecco. Il sito, esplorato per vent'anni dal team del MUSE sotto la direzione di Giampaolo Dalmeri, ha restituito anche oltre 250 pietre dipinte con ocra rossa, testimonianza straordinaria del comportamento simbolico di quelle comunità.


«Riparo Dalmeri è un riferimento imprescindibile per ricostruire le dinamiche della caccia allo stambecco nelle Alpi paleolitiche, grazie all'abbondanza e all'eccezionale stato di conservazione dei resti rinvenuti», sottolinea Rossella Duches, archeologa del MUSE. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, integra per la prima volta datazioni al radiocarbonio, analisi isotopiche, paleoproteomica e paleogenetica, offrendo un quadro inedito sull'ecologia di questa specie simbolo delle Alpi.
«Le più antiche sequenze di DNA mai ottenute per questa specie ci hanno permesso di dimostrare che gli stambecchi di Riparo Dalmeri appartenevano a un ramo genetico oggi estinto, rimasto isolato nelle Alpi nord-orientali durante l'ultima glaciazione», spiega Francesco Fontani, del Bones Lab dell'Università di Bologna, co-primo autore dello studio. «Con ogni probabilità, questo gruppo non riuscì a sopravvivere ai rapidi mutamenti climatici e alla crescente pressione venatoria che segnarono la fine del Pleistocene».


Il confronto con i genomi di stambecchi attuali rivela che la popolazione legata a Riparo Dalmeri apparteneva a un ceppo mitocondriale distinto da quello degli esemplari odierni — quest'ultimi scampati nel secolo scorso a un'estinzione quasi totale causata dalla caccia intensiva, e sopravvissuti grazie a un nucleo rifugio nel Gran Paradiso. Le analisi isotopiche indicano che gli stambecchi preistorici erano animali prevalentemente stanziali, nonostante la costante frequentazione umana del sito. Le variazioni nei valori dell'ossigeno segnalano un'intensificazione della stagionalità climatica nell'ultima fase di utilizzo del riparo, in coincidenza con il brusco raffreddamento del Dryas recente (circa 12.900-11.700 anni fa).
«Incrociando dati genetici, isotopici e proteomici, abbiamo potuto ricavare informazioni sui cambiamenti climatici in atto alle soglie dell'Olocene, e persino distinguere differenze nella dieta e nell'uso dell'habitat tra maschi e femmine — un risultato mai raggiunto prima su resti così antichi», aggiunge Elena Armaroli del MeGic Lab dell'Università di Modena e Reggio Emilia, co-prima autrice del lavoro. «Questi dati ci aiutano a capire come gli animali reagissero — o cedessero — di fronte a un ambiente in trasformazione accelerata».


«Riparo Dalmeri è un luogo chiave per comprendere la complessa convivenza tra esseri umani e stambecchi nelle Alpi — conclude Matteo Romandini, ricercatore dell'Università di Bologna e autore senior dello studio —. Dimostriamo come l'integrazione tra archeologia e tecniche biomolecolari possa illuminare non solo il passato, ma anche le sfide di conservazione che questa specie deve affrontare oggi di fronte al riscaldamento globale. I nostri risultati possono inoltre offrire un modello utile per approfondire il rapporto tra uomini e fauna nel Paleolitico».

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