Il ritorno del Salvan, il “piccolo elfo delle Marittime”

La Sapienza Università di Roma 01 Ago 2018
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Primi risultati dello studio su un piccolo coleottero verde, considerato scomparso da oltre un secolo e ritrovato lo scorso anno dal team di ricercatori della Sapienza nel cuneese. La ricerca, associata al ritrovamento della specie, fa luce su importanti aspetti della sua ecologia, biogeografia e biologia della conservazione. Lo studio è pubblicato sulla rivista Insect Conservation and Diversity Proprio come i mitici e inafferrabili folletti dei boschi, chiamati “salvan” dagli abitanti delle Alpi Marittime, una isolatissima specie di piccoli coleotteri verdi della famiglia dei Nitidulidi era sfuggita per più di un secolo alle intense ricerche degli entomologi italiani e francesi. Quando ormai era data per estinta, lo scorso anno il team di ricercatori della Sapienza, coordinato da Paolo Audisio del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin”, ha ritrovato, durante una breve spedizione in una località delle Alpi Marittime sopra l’abitato di Palanfré, pochi esemplari dell’elusivo insetto Brassicogethes salvan. Qui i ricercatori hanno finalmente individuato anche la sua pianta ospite, la rara e subendemica Brassicacea Descurainia tanacetifolia.

Il ritrovamento ha permesso ai ricercatori di studiare l’insetto anche a livello molecolare e approfondire importanti aspetti della sua ecologia, biogeografia e biologia della conservazione. I risultati della ricerca sono stati recentemente pubblicati in early viewsulla rivista internazionale Insect Conservation and Diversity. Di color verde metallico scuro e di meno di 3 millimetri di lunghezza, la specie si muove molto lentamente nelle infiorescenze gialle della Descurainia e sembra essere presente solo in un tipo di ambiente particolare, ovvero ai margini umidi di piccoli bacini lacustri di altitudine delle Alpi Marittime con elevata qualità ambientale, dove venne ritrovata per la prima volta da un entomologo tedesco nel 1912.

Del tutto diverso, per molte caratteristiche, dalle altre specie europee del suo genere, tutte analogamente associate per il loro sviluppo larvale a fiori di Brassicaceae, il coleottero venne attribuito, in seguito al rinvenimento casuale di due esemplari una quindicina di anni fa in una vecchia collezione del Museo di Storia naturale di Francoforte, a una specie sorprendentemente nuova per la scienza.

L’uso del termine “salvan” nella classificazione – spiega Paolo Audisio – voleva mettere in risalto sia le sorprendenti peculiarità morfologiche, sia la grande elusività di questo coleottero”. La storia particolare e avventurosa del Salvan ha reso il nome di questa specie ancor più calzante, dal momento che anche una decina di spedizioni scientifiche dedicate, effettuate tra il 2002 e il 2016 in molti siti delle Alpi Marittime, non avevano dato alcun risultato.

La specie, oltre a costituire un elemento di grande rilievo biogeografico, è anche un marcatore di notevole importanza in termini di qualità biologica degli ecosistemi montani colonizzati e un taxon di notevole valore conservazionistico a livello dell’intero comprensorio protetto transfrontaliero del Parco naturale delle Alpi Marittime/Parco Nazionale del Mercantour. “Il ritrovamento di questa sorprendente e bellissima specie – conclude Audisio – dimostra quanto ancora resti da scoprire dei piccoli invertebrati delle nostre Alpi. Il coleottero salvan rappresenta inoltre un’ulteriore prova di antichi legami faunistici con aree lontane, forse dell’Asia centro-orientale, durante il periodo del medio-tardo Terziario; infatti, le sue misteriose affinità sono probabilmente da ricercare con altre rare specie montane presenti tra i Balcani, il Caucaso e la Cina occidentale”.

Ultima modifica il Giovedì, 16 Agosto 2018 17:24
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