Ambiente

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Dalla pandemia alle locuste, dagli incendi in Australia all’acqua alta a Venezia, i messaggi di allarme dal Pianeta si susseguono senza sosta e il tempo per agire è sempre meno, dobbiamo collegare i segnali per garantirci un futuro prospero e sicuro

Ora che finalmente la pandemia sta rallentando è arrivato il momento di riflettere. La scienza ha confermato come la diffusione di questo virus sia direttamente e indirettamente collegata ad un rapporto “malato” con la natura, caratterizzato da deforestazione, commercio illegale di animali selvatici, modelli di produzione e di consumo insostenibili a cui si aggiungono i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.
Fra i tanti messaggi di allarme che hanno attraversato il Pianeta negli ultimi mesi, il COVID-19 è sicuramente il più immediato e tangibile, ma di certo non l’unico.

Per questo nella Giornata mondiale dell’ambiente, che si celebra venerdì 5 giugno, il WWF ha deciso di ripercorrere e collegare le maggiori emergenze degli ultimi 18 mesi - in particolare quelle che hanno avuto maggior risalto mediatico - per raccontare la drammatica escalation dei segnali che ci sta inviando il pianeta ed evidenziare come solo un buon gioco di squadra possa farci uscire dalla crisi planetaria, disegnando un futuro più prospero e sicuro per tutti. Lo ha fatto considerando tutte le principali emergenze ambientali come se fossero gli elementi di una Escape Room planetaria, che necessita di risposte concrete per passare al livello successivo ossia quello in cui le nostre condizioni di vita, di salute e di benessere vengono garantite e protette.

Il report "Planet Escape Room, siamo tutti in gioco. I messaggi di allarme dal Pianeta si susseguono senza sosta e il tempo per agire è sempre meno" è scaricabile QUI>>


Il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa, unico partner italiano del progetto, metterà al servizio le tecniche uniche che ha sviluppato per identificare le diverse tipologie di microplastiche


Un oceano di plastica: si stima che nell’Atlantico ne arrivino ogni anno dai cinque ai tredici milioni di tonnellate, una presenza di cui però si conosce molto poco, appena il 10%, soprattutto a causa delle microplastiche. E proprio per colmare questa lacuna è partito HOTMIC- Horizontal and vertical oceanic distribution, transport, and impact of microplastics, un progetto triennale finanziato con 2,3 milioni di euro nell’ambito del programma europeo “JPI Oceans” a sostegno dei mari denominato “Healthy and Productive Seas and Oceans”.

I paesi europei impegnati nel progetto HOTMIC sono sei e per l'Italia l'unico partner è il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell'Università di Pisa. HOTMIC, che prenderà il via ufficialmente il 5 giugno, ha l’obiettivo di mappare la presenza delle microplastiche dalla costa Atlantica europea sino al vortice nord atlantico. Con questo progetto si metteranno a punto metodologie analitiche e si faranno campagne di campionamento delle microplastiche, anche sotto i 10 micron, per valutarne entità, tipologia, distribuzione, rotte dagli estuari fino al mare aperto e dalla superficie sino ai fondali, modalità di degradazione e di interazione con organismi biologici. L’intento è di porre le basi per una più accurata valutazione dei potenziali rischi per l’ambiente e per gli organismi marini. In particolare, i chimici e ricercatori dell’Ateneo pisano metteranno in campo le tecniche uniche che hanno ideato per identificare e quantificare le diverse varietà di microplastiche.

 

Università degli studi di Milano-Bicocca
5 giugno 2020, ore 10.00
Diretta live

Giornata mondiale dell'ambiente 2020

Ghiaccio bollente: la ricerca sui cambiamenti climatici dalle Alpi al Polo sud

 

Un collegamento live con la base di ricerca Concordia che si trova nel continente di ghiaccio dell'Antartide per poter conoscere il lavoro e la vita quotidiana dei ricercatori del PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide).

In occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente 2020 Time for Nature, la Centrale dell'Acqua di Milano ha organizzato un evento speciale insieme ad ENEA, Università di Roma Tre, Università Statale di Milano, Università Milano Bicocca e Comitato Glaciologico Italiano.

L'incontro on line ha l'obiettivo di far conoscere la ricerca sui cambiamenti climatici attraverso lo studio della criosfera – la superfice terrestre coperta di ghiacci, ovvero l'acqua solida presente sul nostro pianeta - dando voce agli scienziati attivi sul campo.

Introdurranno e dialogheranno con i ricercatori in Antartide alcuni tra i più rilevanti glaciologi italiani:

prof. Massimo Frezzotti (presidente del Comitato Glaciologico Italiano, Università Roma Tre),

prof.ssa Guglielmina Diolaiuti (Università Statale di Milano),

prof. Valter Maggi (Università di Milano-Bicocca).


E' possibile seguire la diretta attraverso la pagina facebook della Centrale dell'Acqua di Milano: https://www.facebook.com/CentraleAcquaMilano  oppure attraverso la diretta live su youtube: https://www.youtube.com/user/comunicazioneMM

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Un team di ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar, Igg), ha spiegato i fattori che hanno reso particolarmente limpidi i canali della Laguna durante il lockdown imposto dall’epidemia di Covid-19. La ricerca, pubblicata su Science of the Total Environment, è stata realizzata grazie alle immagini dei satelliti Sentinel-2 della missione Copernicus.

Uno studio condotto da ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche degli Istituti di Scienze marine (Cnr-Ismar) e di Geoscienze e georisorse (Cnr-Igg), pubblicato su Science of the Total Environment, spiega i fenomeni osservati in Laguna di Venezia durante il lockdown, analizzando le diverse componenti in grado di influenzare la torbidità dell’acqua. Fra queste, la riduzione del moto ondoso conseguente alla contrazione del traffico acqueo nei canali di Venezia e della Laguna, l’assenza di precipitazioni sul bacino scolante, la stagionalità del ciclo di crescita del fitoplancton e l’assenza di moto ondoso indotto dal vento. Inoltre, in questo periodo, nel centro storico ha inciso anche la diminuzione della quantità di scarichi urbani dovuta alla mancanza del carico turistico che di solito invade la città in maniera pressoché continua.



La carcassa di uno squalo Mako (Isurus oxyrinchus) di circa 4 metri, una femmina adulta di oltre 30 anni di età, è stata sequestrata dalle forze dell’ordine di Catania nei giorni scorsi prima di essere venduta illegalmente da un commerciante all’ingrosso del pesce probabilmente come pesce spada. La pratica di pesca e commercio illegale sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza della specie nel Mediterraneo.

L’esemplare, privo di testa, è stato rinvenuto dalle forze dell’ordine di Catania all’interno di una cella frigorifera di un commerciante all’ingrosso di pesce, presso il MAAS di Catania. Pochi giorni prima, il 23 maggio, c’era stata la segnalazione di uno squalo mako, pescato e sbarcato illegalmente da un peschereccio proprio di Catania. La specie protetta stava per essere venduta, probabilmente come pesce spada o altra specie per la quale il commercio è permesso, mettendo in luce l’ulteriore problema diffuso in Italia della frode alimentare che danneggia squali e consumatori. Secondo la guardia costiera italiana, infatti, lo squalo venduto come pesce spada è una delle tre frodi di pesca più comuni nel nostro Paese.


Lo studio firmato Sapienza identifica nel patrimonio genetico del piccolo animale il segreto per la comprensione degli intricati meccanismi legati alla comparsa di nuove specie I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Molecular Biology and Evolution.


Secondo il calendario cinese, il 2020 è l’anno del Topo e la rivista Molecular Biology and Evolution ha voluto celebrare questo avvenimento dedicando una particolare attenzione scientifica agli studi sulla genetica evolutiva di ratti e topi. Fra questi, è stato selezionato e pubblicato il lavoro del gruppo di ricerca coordinato da Riccardo Castiglia del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, riguardante l’evoluzione in Mus domesticus, anche detto topolino delle case o topo domestico, nell’arcipelago delle Isole Eolie (Sicilia).

Lo studio, per mezzo di tecniche di sequenziamento genetico di ultima generazione (Next Generation Sequencing, NGS), ha analizzato da un nuovo punto di vista la straordinaria diversità cromosomica delle popolazioni del topolino delle case che vivono nell’arcipelago. La particolarità genetica di questo animale è il risultato di una millenaria convivenza con l’uomo che avrebbe avuto quindi un ruolo determinate nel suo processo evolutivo.

 

 



Continua la campagna per la conservazione dell’Orso bruno marsicano del WWF, consapevoli che per vincere questa sfida c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Per questo l’Associazione cerca volontari che abbiano a cuore la salvaguardia dell’Orso e siano disponibili a dare un po’ del loro tempo per realizzare azioni pratiche in favore della specie.

A maggio 2019 il WWF ha lanciato la campagna Orso2x50 per contribuire a raggiungere l'ambizioso obiettivo di raddoppiare il numero di individui nell’areale della specie entro il 2050. Pertanto, sono state già attivate diverse misure e programmate molte azioni, tra le quali incontri pubblici, flash mob, campi di volontariato, distribuzione e montaggio di recinti elettrificati, iniziative di sensibilizzazione rivolte a bambini e adulti, potature e recupero di alberi da frutto, ricerca segni di presenza, pulizia di sottopassi lungo i principali corridoi ecologici, fondamentali per ampliare l’area le dell’orso.
Attività di conservazione, informazione e sensibilizzazione. Infatti per conservare l’orso marsicano è fondamentale anche diffondere le giuste conoscenze sulla specie e sui corretti comportamenti che dobbiamo avere nelle sue aree di presenza, per evitare ogni forma di disturbo che possa pregiudicare gli sforzi messi in campo.


Nel 2021 chiuderà il Gruppo 2 a carbone della Centrale Federico II di Brindisi, l’auspicio è che questo sia solo l’inizio e che ENEL acceleri anche la dismissione degli altri 3 gruppi

Il WWF Italia apprende con piacere che il Ministero dello Sviluppo Economico abbia dato parere favorevole alla chiusura anticipata del Gruppo 2 della centrale termoelettrica a carbone Federico II di Brindisi a partire dal primo gennaio 2021. Enel ha contemporaneamente annunciato la richiesta di chiusura col carbone in Cile entro il 2022, e questo costituisce un altro segnale positivo.

Si chiama "Tutti pazzi per il Mediterraneo! – MeD for Med" il progetto lanciato da Bicocca Università del Crowdfunding, un sistema di monitoraggio della biodiversità marina ad impatto zero sull'ambiente. La raccolta fondi parte oggi su Produzioni dal Basso.

Utilizzare i traghetti di linea come piattaforme per recuperare campioni di acqua marina. Successivamente, filtrare i campioni in laboratorio per prelevare il DNA ambientale (eDNA, environmental DNA), le tracce di DNA lasciate dagli organismi nell'ambiente circostante. Il tutto per realizzare un sistema di monitoraggio innovativo e ad impatto zero della biodiversità marina del Mediterraneo.

È l'obiettivo di "Tutti pazzi per il Mediterraneo! – MeD for Med", progetto selezionato nell'ambito della seconda edizione dell'Università del Crowdfunding, il programma di finanza alternativa dell'Università di Milano-Bicocca, promosso per consentire a studenti, ex studenti, docenti, ricercatori e dipendenti dell'Ateneo di realizzare progetti innovativi ed idee imprenditoriali attraverso campagne di raccolta fondi su Produzioni dal Basso, prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation.

Pescatore nel lago di Gede Pangrango in Indonesia.

 

La conservazione e l'uso sostenibile possono lavorare in sinergia per tutelare piante, animali e mezzi di sussistenza. Secondo l'ultima edizione del rapporto sullo Stato delle Foreste nel Mondo, pubblicata oggi, è necessario intervenire con urgenza per tutelare la biodiversità delle foreste del mondo, visti gli allarmanti tassi di deforestazione e degrado.

Pubblicato in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità (22 maggio), il rapporto dimostra che la conservazione della biodiversità dipende totalmente dal modo in cui interagiamo e utilizziamo le foreste del pianeta.

Il rapporto è stato prodotto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO), per la prima volta in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP) e con il contributo tecnico del Centro di Monitoraggio per la Conservazione, che fa capo al Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP-WCMC).

Il rapporto rivela che dal 1990 circa 420 milioni di ettari di foresta sono andati perduti a causa della conversione del suolo ad altri usi, anche se negli ultimi trent'anni il tasso di deforestazione si è ridotto.La crisi del COVID-19 ha fatto luce sull'importanza della conservazione e dell'uso sostenibile della natura, riconoscendo che il benessere delle persone è collegato alla salute dell'ecosistema.

 

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