Ambiente

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Uno studio su Nature Communications incrocia le catture di 1.246 specie con la temperatura e la produzione di alghe del mare. Quando a un anno di caldo estremo segue un anno di mare povero, le odds di un pescato crollato crescono di quasi l’80 per cento. Il Mediterraneo è fra le aree più esposte.

 

 

A sinistra, odds ratio di un anno di pescato estremamente basso dopo due anni di fila di caldo estremo e dopo un anno di caldo estremo seguito da produzione primaria minima, con intervalli di confidenza al 95 per cento. A destra, quota di stock in un anno di pescato estremamente basso all’inizio degli anni Novanta e nella proiezione al 2060, valori approssimati dagli autori.
Elaborazione di Scienzaonline su dati di Cheung W.W.L. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-77077-z


Fra luglio 2021 e aprile 2023 la calotta antartica ha guadagnato circa 695 miliardi di tonnellate di massa. Uno studio su Nature lega quella neve a un mare caldo dall’altra parte del pianeta. Dal 2003 al 2024 la calotta ha perso in media 140,5 miliardi di tonnellate l’anno.

 

Una ricerca firmata da INGV, CNR-ISMAR e Sapienza Università di Roma dimostra la capacità delle immagini radar inviate dai satelliti di rintracciare gli accumuli di materiale plastico a fior d'acqua. La scoperta definisce nuove modalità per tracciare e contrastare i rifiuti negli ambienti acquatici direttamente dall'orbita terrestre.

Lo studio ha visto la collaborazione tra l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l'Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR) e la Sapienza Università di Roma. L'iniziativa rientra nel progetto Space It Up!, sostenuto dall'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dal Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) attraverso il contratto n. 2024-5-E.0 – CUP I53D24000060005.

 

Il benessere umano passa anche attraverso la tutela degli insetti impollinatori. È questo il principio guida del report “La città degli impollinatori: più spazio alla natura, più benessere per le persone”, presentato dal WWF per l'apertura della decima edizione di Urban Nature, il Festival della natura in città in programma il 3 e 4 ottobre 2026.

L'importanza degli impollinatori e il nodo della salute globale

Oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende dall'impollinazione animale, eppure queste specie affrontano un calo drammatico: in Europa risultano in contrazione quasi il 40% dei sirfidi, il 15% delle farfalle e il 10% delle api selvatiche, a causa di inquinamento, uso di pesticidi, perdita di habitat e cambiamenti climatici.


Il 6 settembre segna a livello globale il Plastic Overshoot Day 2026, il momento dell'anno in cui la quantità di rifiuti plastici generati eccede la capacità dei sistemi di raccolta e smaltimento di trattarla in sicurezza. Il fenomeno determina un accumulo costante di scarti destinati a contaminare l'ambiente. Nel sessantesimo anniversario dalla sua fondazione, il WWF Italia sottolinea come l'emergenza richieda un'azione collettiva e lancia il documento "Plastica, una rivoluzione da arginare".


Uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications e realizzato con il contributo del Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano ha identificato due composti sintetici in grado di aumentare la resistenza delle piante alla carenza idrica. Coordinata dalla Tohoku University, la ricerca presenta un approccio innovativo per tutelare i raccolti dai cambiamenti climatici, permettendo alla vegetazione di risparmiare acqua senza arrestare la propria crescita.


Un'indagine condotta dall’Università Statale di Milano nell’area proglaciale del Mont Miné, nelle Alpi svizzere, rivela come le trasformazioni del paesaggio dovute allo scioglimento dei ghiacciai possano alterare le interazioni tra impollinatori e flora locale, condizionando la trasmissione di patogeni tra api allevate (Apis mellifera) e specie selvatiche. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Oikos.

La ricerca è stata coordinata da Carlo Polidori (Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali) e Gianalberto Losapio (Dipartimento di Bioscienze) dell’Ateneo milanese, con il contributo di Andrea Ferrari (Libera Università di Bolzano), Giovanni Cilia (CREA-AA di Bologna) e la collaborazione della University of Lausanne.


Un team di ricerca internazionale, con la partecipazione dell’Università degli Studi di Milano, ha scoperto due composti sintetici capaci di potenziare la tolleranza allo stress idrico attraverso una via biologica inedita. Lo studio, apparso su Nature Communications, traccia una nuova rotta per la protezione delle colture nel contesto dei cambiamenti climatici.

Promuovere la resistenza alla mancanza d'acqua senza compromette il ritmo di crescita e la resa agricola rappresenta una delle priorità fondamentali per la gestione agricola contemporanea. Una risposta a questa esigenza arriva da una recente indagine scientifica internazionale guidata dalla Tohoku University, condotta in sinergia con il Dipartimento di Bioscienze dell’Università Statale di Milano.


Il riscaldamento globale continua a sferzare i mari della penisola. Con il 2026 che ha già stabilito il record storico per le temperature degli oceani su scala planetaria, i nuovi dati pubblicati da Greenpeace Italia nell'ambito del sesto rapporto “Mare Caldo” evidenziano un quadro preoccupante: il calore eccessivo non si ferma alla superficie, ma penetra fino a 40 metri di profondità nei mari italiani, innescando processi di sbiancamento e necrosi su coralli e gorgonie e favorendo la diffusione di specie aliene.

L'indagine ha analizzato i parametri rilevati nel 2025 all'interno di 14 stazioni di monitoraggio situate lungo le coste italiane, 13 delle quali all'interno di Aree Marine Protette (AMP). Lo studio è stato condotto con strumenti subacquei e rilievi periodici, in collaborazione con il DISTAV dell’Università di Genova, l’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) e il Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino.


Ogni giorno la spesa che portiamo in tavola — dal caffè del mattino al cioccolato, passando per alimenti a base di soia o prodotti che impiegano olio di palma e gomma — muove una complessa catena di approvvigionamento globale. Il costo ambientale di queste merci non si paga nei supermercati in cui acquistiamo, ma migliaia di chilometri più a sud, dove le foreste tropicali lasciano il posto a pascoli e piantagioni. Per valutare questo impatto, un team di ricercatori dell'Università di Torino e dell'Università degli Studi di Milano ha sviluppato un modello interpretativo innovativo, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Ecological Economics.

 

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