Ambiente

Ambiente (282)

WW Policoro

Prosegue l’attività del WWF di monitoraggio nel Mediterraneo

Questa mattina sono tornati in mare due individui di Caretta caretta: termina così la degenza grazie alle cure del Centro Recupero Tartarughe Marine WWF di Policoro. Lady Bug e Gianna Sula sono le due femmine adulte rilasciate nelle acque policoresi con un evento ristretto per le disposizioni anti COVID, come da DPCM. La liberazione è stata però condivisa, e ancora visibile, sui canali social del Centro QUI >>  permettendo così ai followers di godere di questo momento unico ed emozionante. L’evento di liberazione in natura di questi due individui acquisisce una maggiore importanza grazie all’applicazione di due TAG satellitari che permetteranno da oggi ai nostri ricercatori di rilevare dati per lo studio delle dinamiche di popolazione delle specie e registrare così maggiori informazioni su questo magnifico rettile preistorico.


Il modello biologico deriva dallo studio del lago di Ocrida, il più antico d’Europa. L’Università di Pisa partner della ricerca pubblicata su “Science Advances”.


Più un ecosistema è piccolo e giovane più è “precario” a livello di specie che si evolvono e si estinguono, più diventa grande e vecchio tanto più le specie si stabilizzano per numero e longevità. La definizione di questo modello biologico deriva da uno studio sul lago di Ocrida compiuto da un gruppo internazionale di ricercatori fra cui il professore Giovanni Zanchetta del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il lavoro è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica “Science Advances”.“Il lago di Ocrida è un incredibile laboratorio naturale – spiega Zanchetta -vecchio di ca. 1.4 millioni di anni e situato al confine tra Albania e Repubblica della Macedonia del Nord, non rappresenta solo il lago più antico d’Europa, ma con il suo patrimonio di 300 specie endemiche è anche quello con la maggior biodiversità”.Per studiare la dinamica evolutiva del lago di Ocrida, a partire dal momento della sua formazione, i ricercatori hanno combinato i dati paleoambientali e paleoclimatici con l’analisi di oltre 150 specie di diatomee fossili.



WWF: creare un sistema di contrasto e di intervento globale che aiuti i paesi in difficolta ma più ricchi di biodiversità a prevenire e combattere gli incendi


Un incendio di vaste proporzioni sta divorando foreste e ambienti steppici del Kilimangiaro, a 3.700 metri, in una delle aree più preziose per la biodiversità del pianeta. Con tutta probabilità a diffondere i roghi è stato il fuoco acceso per riscaldare il cibo da parte di una delle tante spedizioni. Il fuoco interessa un’area di oltre 50 km2, alimentato da siccità e dai forti venti. Le operazioni di spegnimento, coordinate dal governo (che ha messo a disposizione un elicottero) e che coinvolgono più di 500 volontari , sono rese difficili anche dalla mancanza di attrezzature sufficienti. Le Nazioni Unite hanno donato centinaia di sacchi a pelo e coperte. Stanno fornendo sostegno anche aziende, ONG (WWF Tanzania), guide turistiche e comunità vicine.

 

 


Uomo e orso. Se ne parla spesso in parallelo per raccontare le differenze che ci distinguono, così che il più delle volte dimentichiamo le tante cose che ci accomunano. Dalle prolungate cure parentali verso i cuccioli, fino alla dieta onnivora e ai gusti alimentari. In occasione della Food Week, il WWF dedica una giornata ad una delle specie più iconiche del nostro paese e alle similitudini che ci accomunano “a tavola”.

L’orso bruno (sia quello delle Alpi che l’orso marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino) è una specie iconica delle nostre montagne. Convive con l’uomo da secoli, non sempre facilmente per ovvi motivi: l’uomo ha la tendenza a sfruttare aree rurali e montane per le proprie attività, molto spesso legate alla produzione di cibo (allevamento e agricoltura), mentre l’orso ha bisogno di ampi spazi naturali e indisturbati per i propri spostamenti e per la ricerca del cibo, quanto mai fondamentale per una specie che sfrutta risorse stagionali e necessita di accumulare grasso durante l’autunno, in vista dell’ibernazione.


Sulla Terra oltre 820 milioni di persone soffrono la fame, dopo decenni di miglioramento, dal 2015 il trend positivo si è invertito e la fame ha ricominciato a crescere; contemporaneamente circa 2 miliardi di persone sono considerate sovrappeso o obese. Ma i sistemi alimentari globali hanno un altro paradosso, lo spreco e perdita di cibo che se ridotti potrebbero compensare i bisogni alimentari anche in futuro.

La FAO stima che la produzione alimentare necessaria al 2050 richiederebbe un aumento nella produzione agricola del 60-70%, considerati l’incremento previsto della popolazione umana (che dovrebbe raggiungere per quell’anno quasi 10 miliardi di persone) e i cambiamenti attesi nella dieta e nei livelli di consumo associati all’incremento dell’urbanizzazione. Circa 1/3 del cibo prodotto per il consumo umano (circa 1,3 miliardi di tonnellate) viene perduto o sprecato ogni anno. Basti pensare che il 14% della produzione alimentare mondiale va persa o sprecata tra le fasi della filiera comprese tra il raccolto e la vendita al dettaglio, con perdite per 400 miliardi di dollari, e che ogni anno più della metà della frutta e degli ortaggi prodotti a livello globale vengono persi o sprecati. Quello della perdita e spreco di cibo è uno dei temi su cui il WWF vuole concentrarsi, nell’ambito della sua Food Week che si concluderà venerdì 16 ottobre nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Come in questi giorni il WWF sta comunicando nella sua iniziativa, sappiamo che l’attuale sistema alimentare nel mondo, fa acqua da tutte le parti con un impatto devastante per la natura. Il futuro del Pianeta è nel nostro piatto e per questo dobbiamo agrire per invertire l’attuale trend negativo della perdita di natura.



Conoscere significa riuscire a leggere nelle righe della complessità che governa il nostro tempo, comprendere i meccanismi che ne sono alla base per riconoscere ed affrontare le grandi emergenze del nostro tempo.
Proprio per riuscire a orientarsi in questa complessità il WWF Italia ha progettato e realizzato One Planet School, una piattaforma di apprendimento e conoscenza permanente, innovativa e gratuita rivolta a tutti e non solo a studenti, docenti, ma anche a operatori dell’informazione e a chiunque voglia approfondire i meccanismi che regolano il Pianeta che ci ospita e sostiene, ma anche i nostri comportamenti che lo stanno mettendo in crisi.


One Planet School rappresenta un “viaggio” nella migliore conoscenza scientifica disponibile, che attraverso le lezioni di grandi esperti e approfondimenti di qualità vuole mettere le basi di una nuova consapevolezza, con solide radici piantate nelle conoscenze scientifiche più avanzate , che vada oltre semplificazioni e fake news: un percorso per capire il presente e costruire un futuro di benessere e sostenibilità. Il viaggio di One Planet School comincia con il benvenuto di due volti noti, Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia, e Piero Angela, il padre della divulgazione scientifica italiana, che fanno da “Cicerone” a questa nuova iniziativa spiegandone il senso e le finalità.

Link alla presentazione : https://youtu.be/ErMImlob7R8

 

Greenpeace: cresce la rete “Mare caldo” per monitorare gli impatti dei cambiamenti climatici sul mare. Al Plemmirio preoccupa l’espansione dell’alga Caulerpa e del vermocane

Il Progetto “Mare caldo” di Greenpeace, avviato a novembre 2019 con una stazione pilota per il monitoraggio delle temperature marine all’Isola d’Elba, vede oggi l’adesione di quattro aree marine protette: il Plemmirio in Sicilia, Capo Carbonara – Villasimius e Tavolara – Punta Coda Cavallo in Sardegna, Portofino in Liguria. L’obiettivo del progetto è quello di studiare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare e sviluppare una rete che possa monitorare nel tempo cosa succede nei mari italiani.

Dai primi monitoraggi appena eseguiti per valutare gli impatti dei cambiamenti climatici nell’Area Marina Protetta del Plemmirio (Siracusa), la più meridionale del progetto, dal personale della AMP insieme ai ricercatori del DiSTAV dell’Università di Genova, si riscontrano a metà settembre temperature medie intorno ai 25 gradi centigradi fino a 25 metri di profondità, senza scendere sotto i 20 gradi fino a 40 metri, e un ambiente ricco di specie termofile, ovvero caratteristiche di ambienti più caldi.



Table 1. Mean values by study area and period of meteorological parameters, road traffic and pollutant concentrations observed on a daily basis at all stations. Corresponding 2020-to-2019 change rates (%) are reported in italics


Uno studio dell’Istituto per la bioeconomia del Cnr, pubblicato su Environmental Pollution, ha preso in esame differenti città italiane durante il periodo di chiusura dovuto al Covid-19 per quantificare l’impatto del traffico stradale sulla qualità dell’aria nelle aree urbane. È emersa una significativa riduzione dei livelli di biossido di azoto, ma non della concentrazione di polveri sottili

A seguito del lockdown si sono verificati alcuni mutamenti nelle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra e, in modo particolare, il traffico stradale nelle città in Italia si è ridotto mediamente del 48-60%. Queste condizioni hanno fornito un’opportunità eccezionale per valutare come una prolungata e significativa riduzione delle emissioni abbia avuto un impatto sulla qualità dell'aria in ambito urbano.

Uno studio, condotto dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) e pubblicato sulla rivista Environmental Pollution, ha messo in evidenza come i due mesi di blocco del traffico urbano esteso all'intero territorio nazionale abbiano determinato una significativa riduzione dei soli livelli di biossido di azoto (NO2); le concentrazioni di polveri sottili (PM2.5 e PM10) si sono ridotte in misura minore, mentre quelle di ozono (O3) sono rimaste invariate o addirittura aumentate. La ricerca ha preso in considerazione sei città tra le più popolate d’Italia caratterizzate da differenti condizioni climatiche: Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo.



Il contatto con la Natura compensa nei bambini e ragazzi molti dei disturbi legati al confinamento in spazi urbani, e soprattutto in luoghi chiusi, e influisce sullo sviluppo cerebrale ed emotivo in maniera positiva.
Raccogliendo le evidenze scientifiche e pedagogiche più recenti il WWF ha stilato i 10 fattori che vengono migliorati o sviluppati dal contatto con la Natura: nel loro complesso hanno un effetto positivo che va ben di là della semplice ‘boccata d’aria’. La natura può sembrare meno stimolante di un videogioco, della televisione o del web, ma in realtà, secondo lo scrittore e pedagogista Richard Louv "questa attiva più sensi: vedere, sentire, annusare e toccare gli ambienti esterni. Mentre i giovani trascorrono sempre meno la loro vita in un ambiente naturale, i loro sensi si restringono e questo riduce la ricchezza dell'esperienza umana".


Lunedì 5 ottobre 2020 - Auditorium MACRO, Via Nizza 138 - Roma

Molto sappiamo sui rischi per la salute associati al degrado dell’ambiente e alle minacce globali come i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. La recente pandemia COVID-19 ci ha mostrato poi come la salute e il benessere individuale, collettivo e globale siano connessi tra loro e, allo stesso tempo, dipendenti dalla situazione ambientale e socio-economica. Questo dramma sanitario ci ha ricordato quanto sia urgente, come una vera e propria responsabilità condivisa, non solo costruire nuovi paradigmi di prevenzione ispirati alla visione One Health, ma anche farli emergere nel percorso necessario che deve portarci verso la sostenibilità.
All’evento, organizzato nell'ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020, hanno aderito partner come Istituto Superiore di Sanità e ISPRA e ha l’obiettivo di divulgare la visione e l’approccio One Health, basati sulla consapevolezza delle complesse relazioni tra salute ambientale, animale e umana.

Il programma >>

 

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