Ambiente

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È stata presentata oggi alle imprese del territorio CO2 Circle Lab - CCL, nuova infrastruttura di ricerca congiunta di Politecnico di Torino e Istituto Italiano di tecnologia (IIT), che risponde alla necessità di sviluppo e innovazione tecnologica in grado di alimentare modelli di produzione, e di gestione dei materiali e dell’energia, ispirati ai principi della circolarità e della sostenibilità ecologica.

L’anidride carbonica è un rifiuto delle nostre attività quotidiane che contribuisce in larga misura al problema del riscaldamento globale. Ma la CO2 può essere trasformata da problema a risorsa. È infatti possibile recuperare il carbonio della molecola di CO2 e riutilizzarlo per ottenere prodotti sintetici, combustibili, materiali, sostanze chimiche per la fertilizzazione del suolo, l’alimentazione degli animali e la cura della persona. È possibile realizzare questo processo in modo sostenibile: l’utilizzo del carbonio ha bisogno dell’idrogeno come partner chimico e sia l’idrogeno che la trasformazione della CO2 possono essere ottenuti attraverso diversi processi (elettrochimico, termochimico, fotochimico e biologico) usando energia rinnovabile. CO2 Circle Lab offre attrezzature d’avanguardia per il recupero, l’accumulo e il riutilizzo delle emissioni di diossido di carbonio attraverso tutti e quattro questi processi.



Nuovo report WWF sui consumi: tra il 2005 e il 2017 soia, olio di palma e carne bovina sono stati i prodotti importati dall’UE di maggior peso nella deforestazione tropicale, seguiti da prodotti legnosi da piantagioni, cacao e caffè

Quasi del tutto inconsapevolmente, trasformiamo e consumiamo prodotti provenienti dai paesi tropicali e sub-tropicali che incorporano deforestazione e trasformazione di ecosistemi naturali. Un nuovo report del WWF svela che l’Unione Europea è fra i maggiori importatori al mondo, seconda solo alla Cina, di “deforestazione incorporata” e responsabile delle emissioni di gas serra che questa provoca. L’Italia, in base ai dati del 2017, si è collocata al secondo posto nella classifica degli otto paesi europei responsabili dell’80% della deforestazione inclusa nei prodotti, di provenienza tropicale, lavorati e consumati nell’UE.

Un nuovo rapporto del WWF rileva che 1/3 del caviale (le prelibate uova di storione) e dei prodotti a base di carne sono stati venduti illegalmente nella regione del Danubio inferiore. In Europa tutte le specie di storione tranne una sono in via di estinzione: ora un nuovo rapporto descrive in dettaglio la portata del bracconaggio e del commercio illegale di carne e caviale di storione selvatico nel Danubio inferiore e nel Mar Nero. Piaghe che minacciano la sopravvivenza di questi iconici pesci, veri e propri fossili viventi.

Pubblicata oggi, la nuova indagine di mercato del WWF ha rilevato che un terzo della carne di storione e dei prodotti a base di caviale in quattro paesi chiave per lo storione - Bulgaria, Romania, Serbia e Ucraina - sono stati venduti illegalmente. In particolare, il 19% di tutti i campioni proveniva da storione selvatico, che attualmente non può essere catturato o commercializzato legalmente in nessuna parte della regione, mentre un altro 12% non è conforme alle normative sul commercio internazionale.


Lo studio, condotto da ricercatori Sapienza, ha stimato nel Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e nelle zone circostanti dell’Appennino settentrionale una prevalenza di ibridazione del 70%, sulla base di 152 campioni raccolti, corrispondenti a 39 lupi in 7 branchi differenti. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista The Journal of Wildlife Management, evidenziano la necessità di arginare il fenomeno per preservare l’integrità genetica del lupo.


L’integrità genetica del lupo italiano è sempre più minacciata dall’ibridazione con il cane domestico. È quanto dimostrato in un recente studio condotto dalla Sapienza Università di Roma in collaborazione con il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e il Centre Nationale de la Recherche Scientifique (Francia), pubblicato sulla rivista The Journal of Wildlife Management.


Il progetto europeo SOCLIMPACT, che ha coinvolto anche l’Università di Bologna con il Centro di Studi Avanzati sul Turismo del Campus di Rimini, ha analizzato i rischi ambientali, sociali ed economici a cui vanno incontro isole ed arcipelaghi dell’Unione Europea a causa del riscaldamento globale.


Da Cipro fino alle Azzorre, senza dimenticare Sicilia e Sardegna, le isole europee sono minacciate su più fronti dal cambiamento climatico: non solo per i possibili impatti a livello ambientale e naturalistico, ma anche per le possibili conseguenze sociali ed economiche. Con il progetto europeo SOCLIMPACT, istituti di ricerca ed enti locali, università e società private, economisti e politologi, fisici e climatologi, hanno unito le forze per capire cosa potrebbe succedere nei prossimi decenni e per individuare strategie efficaci di adattamento ai cambiamenti previsti.


Finanziato dal programma Horizon 2020, il progetto si è appena concluso, dopo 40 mesi di lavori. Ha coinvolto 24 partner di ricerca da otto paesi europei, tra cui l’Università di Bologna, con l’obiettivo di
costruire modelli di previsione dei cambiamenti climatici su scala locale, guardando a territori particolarmente fragili ed esposti come quelli delle isole.
Le Antille Francesi, le Azzorre, le Baleari, le Canarie, la Corsica, Creta, Cipro, Fehmarn, Madeira, Malta, Sardegna e Sicilia sono le isole e gli arcipelaghi dell’Unione Europea su cui si sono concentrati gli studiosi. Con un focus su quattro settori chiave per la “blue economy”: acquacoltura, energia, trasporti marittimi e turismo. Proprio il turismo, in particolare, è il tema su cui si è focalizzato il gruppo dell’Università di Bologna coinvolto nel progetto, che ha lavorato sfruttando le competenze del Centro di Studi Avanzati sul Turismo (CAST), attivo al Campus di Rimini e punto di riferimento internazionale per la ricerca nel settore turistico.

Lotta alla Xylella in Puglia

02 Apr 2021 Scritto da



Una buona notizia sul fronte pesticidi e tutela della buona agricoltura e conservazione della Natura arriva dalla Puglia con la decisione della Regione di autorizzare per il contrasto alla Xylella anche prodotti naturali ammessi per l’agricoltura biologica e non solo pesticidi di sintesi.


“La ragionevolezza della Regione ha evitato uno scontro dal quale tutti sarebbero usciti sconfitti”. Ha commentato il delegato del WWF Italia per la Puglia, Nicolò Carnimeo, dopo la dichiarazione con cui l’Assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, ha ufficializzato la decisione della Regione. Viene così scongiurato quanto inizialmente proposto nella bozza del Piano di azione per il contrasto e diffusione della Xylella presentato nelle settimane scorse dalla Direzione del Dipartimento Agricoltura Sviluppo Rurale e Ambientale della Regione Puglia che avrebbe cancellato un terzo delle aziende agricole biologiche pugliesi e determinato un grave impatto sulla biodiversità nel sistema delle aree naturali protette regionali. La decisione della Regione è scaturita all’indomani di un tavolo di concertazione organizzato il 25 marzo scorso dall’Assessore all’Ambiente con i rappresentanti del mondo accademico, delle Associazioni agricole e ambientaliste ed i gestori delle aree protette situate nel territorio pugliese interessato dalla Xylella.

 

Pubblicata su Atmosphere una ricerca che chiarisce l’anomalia dei piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie a bassa quota che, invece di scomparire a causa del riscaldamento globale, come nel resto delle Alpi, sono resilienti e stabili da circa 15 anni. Un team internazionale di ricerca coordinato dall’Istituto di scienze polari del Cnr ha individuato due possibili cause: il maggiore riscaldamento dell’Artico e l’aumento della temperatura della superficie del Mare Adriatico

Tanta neve in un inverno non significa freddo. Tendenzialmente infatti si stanno registrando inverni sempre più miti rispetto al passato quando le estati, più fresche, facevano fondere meno neve sulle Alpi e i ghiacciai restavano in equilibrio. Un team internazionale composto da ricercatori di Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), Aberystwyth University in Galles (Uk), International Center for Theoretical Physics (Ictp), Università di Trieste, Università di Udine, Eotvos Lorànd University di Budapest (Hu) ha pubblicato sulla rivista Atmosphere una ricerca che giustifica con l’aumento degli estremi nevosi nel settore alpino orientale le cause alla base della resilienza dei piccoli ghiacciai delle Alpi Giulie.



La lettera aperta dell'alleanza ICE ai decisori politici

Si chiude domani la “Settimana europea per le alternative ai pesticidi” e il coordinamento nazionale dell’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) “Salviamo api e agricoltori” invia ai decisori politici italiani una lettera aperta per ricordare gli impegni del nostro paese per la riduzione dell’uso dei pesticidi. Il Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari è scaduto nel febbraio 2018 e il nuovo testo presentato per la consultazione pubblica nel 2019 è stato superato dagli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità” che indicano il traguardo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi in Europa entro il 2030.

Oltre 30 Associazioni e comitati di cittadini, coordinate in Italia dal WWF, si rivolgono con la loro lettera aperta ai tre Ministri (Patuanelli, Cingolani e Steranza), ai Presidenti delle Commissioni parlamentari, Agricoltura, Ambiente e Salute, e al Presidente della Conferenza delle Regioni, tutti competenti in materia di regolamentazione dell’uso dei pesticidi, per chiedere di assumere in Europa posizioni ed iniziative coraggiose e lungimiranti per rafforzare gli obiettivi delle due Strategie UE "Farm to Fork” e “Biodiversità 2030" e adottare a livello Nazionale Piani e Programmi coerenti. L’Italia deve recupere i gravi ritardi nell’aggiornamento del PAN pesticidi, nella redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2023 e nell’approvazione della Legge nazionale per l’agricoltura biologica, tutti strumenti indispensabili per proteggere gli impollinatori, l’agricoltura, l’ambiente e la salute dei cittadini.


Nella Giornata mondiale dell'acqua parte l’iniziativa LiberiAmo i fiumi promossa da WWF, Federazione Italiana Canoa e Kayak e Spinning Club Italia.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua prende il via una nuova iniziativa - LiberiAmo i fiumi – promossa dal WWF Italia, la Federazione Italiana Canoa Kayak e lo Spinning Club Italia: l’obiettivo è quello di diffondere la cultura dei fiumi ‘liberi’ attraverso la creazione di una COMMUNITY interessata e informata, capace di aggregare reti tematiche, circoli, gruppi sportivi, cittadini e appassionati che vivono e amano il proprio fiume. L’iniziativa è inserita nell’ambito della Campagna ReNature di WWF promossa per rigenerare la natura italiana entro 10 anni con progetti concreti anche di rigenerazione e di recupero di ampi tratti fluviali. L’urgenza è dettata dal fatto che solo il 40% dei fiumi italiani è in buono stato ecologico.

 

Lo studio con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale è stato pubblicato sulla rivista Nature Scientific Reports.

Trieste partecipa al gruppo internazionale di lavoro che ha sviluppato la prima "fotografia" magnetica del Polo Sud

 

Nuove conoscenze sulla geologia nascosta sotto alle calotte di ghiaccio dell’Antartide e sull’evoluzione tettonica della Terra, avvenute nel corso di miliardi di anni, sono state scoperte da un team internazionale di scienziati che sono riusciti a risolvere uno dei puzzle geologici del nostro pianeta grazie all'utilizzo combinato di rilevazioni satellitari e aeree.

Lo studio - Il gruppo di ricerca, di cui fanno parte l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, il British Antarctic Survey e la Witwatersrand University in Sud Africa, coordinati dall’Università tedesca di Kiel, ha utilizzato i dati magnetici dei satelliti della missione Swarm dell’ESA combinandoli con quelli rilevati dagli aerei, per studiare la geologia subglaciale dell’Antartide e collegarla con quella di Australia, India e Sud Africa, che formavano l’antico supercontinente chiamato Gondwana. Utilizzando i nuovi dati magnetici è stato possibile ricostruire come le placche tettoniche si siano separate tra loro nel corso di milioni di anni dopo la rottura del Gondwana e correlare i principali cratoni e orogeni, strutture geologiche che compongono la crosta terrestre, nei diversi continenti prima della loro separazione.

 

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