Scoperti in retina recettori dei ritmi circadiani: il Prof. Barbanti al Congresso “Nutraceutica e Occhi”

Ospedale San Raffaele 20 Ott 2020
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L’identificazione di alcuni recettori specifici dei ritmi circadiani a livello retinico è il nodo tematico del 7° Congresso “Nutraceutica e occhi”, a cui è intervenuto il Professor Piero Barbanti, Direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele di Roma. L’evento, che si è svolto sabato 17 ottobre con il patrocinio dell'Università di Roma La Sapienza e della SiNut (Società Italiana Nutraceutica), ha visto i maggiori esperti del settore indagare le tematiche legate all'alimentazione, all'integrazione alimentare e alle più diffuse applicazioni cliniche dei prodotti nutraceutici nelle patologie oftalmiche.

Al pari dell'orologio circadiano molecolare nel Sistema Centrale Nervoso, anche la retina è dotata di meccanismi molecolari che coinvolgono diversi clock genes: esiste quindi un nesso tra retina, neuro protezione e ritmi circadiani. Ci sono però dei fenomeni che ne compromettono la funzionalità come spiega il prof. Barbanti durante l’evento. È il caso del ‘jet lag sociale’ descritto in uno studio pubblicato su Current Biology come la sindrome dovuta alla mancata coincidenza del nostro orologio biologico con la nostra routine giornaliera. “Una condizione di forzatura dei nostri bioritmi corresponsabile di un aumentato numero di infarti e di malattie cardio-cerebro-vascolari legate alla liberazione di elevate quantità di cortisolo, ormone dello stress con effetto ossidante e pro-infiammatorio costituendo così indirettamente un fattore di rischio anche per malattie neuro-degenerative come l’Alzheimer e il Parkinson” commenta Piero Barbanti.

 Ma anche il glaucoma è oggi considerato a tutti gli effetti una malattia neurodegenerativa. Alcune ricerche evidenziano la funzione protettiva svolta in molte patologie neurodegenerative dal Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, che fa funzionare il neurone e nel contempo lo protegge agendo come potenziatore delle attività metaboliche dei neuroni e come spazzino dei radicali liberi.

 “Queste azioni - dichiara Barbanti - spiegano l’ interesse attorno al ruolo di questa molecola nelle malattie neurodegenerative: da studi condotti su modelli animali per patologie neurodegenerative, il Coenzima Q10 ha mostrato infatti proprietà benefiche ed effetti protettivi molto promettenti in trial clinici riguardanti malattia di Parkinson e di Alzheimer, Corea di Huntington, Atassia di Friedreich e anche nel glaucoma ormai considerata una patologia neurodegenerativa”.

Ultima modifica il Martedì, 20 Ottobre 2020 15:57
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