Il pesce va a fondo: quarant'anni di reti in Europa trovano specie che scendono più che salire verso nord

Stefano Fantini 16 Ott 2026



Arnaud Auber, Camille Albouy e altri quattordici ricercatori hanno letto 92.961 cale di 21 campagne di pesca scientifica fatte fra il 1983 e il 2019 nell'Atlantico nordorientale e nel Mediterraneo. Sei popolazioni di pesci su dieci si sono spostate più in profondità. Verso nord e verso sud si sono mosse in parti quasi uguali, e nel Mediterraneo prevale il sud. Lo studio è uscito su Nature Communications il 15 luglio 2026.

 

 

Quota delle popolazioni di pesci della piattaforma continentale europea che fra il 1983 e il 2019 si sono spostate più in profondità, verso nord o verso sud, che hanno allargato l'area occupata e che sono cresciute di numero. Una popolazione è una specie seguita nella stessa serie di campagne di strascico.
Credito: Elaborazione di Scienzaonline su dati di Auber A. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-74371-8 (articolo con licenza CC BY 4.0).


Una rete a strascico tocca il fondo e cammina per poco più di mezz'ora, a circa tre nodi e mezzo. Lavora di giorno, con gli stessi gesti a ogni cala. Così si fa dal 1983 nelle campagne scientifiche che contano i pesci sulla piattaforma continentale europea. Quarant'anni di quelle reti dicono che i pesci, più che salire verso nord, scendono.
Lo studio è uscito il 15 luglio 2026 su Nature Communications. Lo firmano sedici ricercatori. Il primo è Arnaud Auber dell'Ifremer di Boulogne-sur-Mer, l'istituto francese di ricerca per lo sfruttamento del mare. L'ultimo è Camille Albouy dell'istituto federale svizzero WSL e del Politecnico di Zurigo. Il gruppo ha messo insieme 92.961 cale di 21 programmi di pesca a strascico, su circa 4,8 milioni di chilometri quadrati di fondale. I dati dell'Atlantico vengono dall'archivio DATRAS. Quelli del Mediterraneo vengono da MEDITS, la campagna internazionale di strascico del Mediterraneo. Le specie riconosciute sono 607.


Gli autori hanno lavorato per popolazioni. Una popolazione è una specie seguita dentro la stessa serie di campagne. Per ognuna hanno calcolato anno per anno il centro della distribuzione, in latitudine e in profondità, pesato sul numero di pesci pescati. Poi hanno misurato quanto quel centro si è spostato nel tempo.
Sei popolazioni su dieci sono scese. In media il centro è andato giù di 18 metri ogni dieci anni, con una deviazione standard di 27 metri. Lo scarto più grande della media racconta storie molto diverse fra loro, e una parte delle popolazioni è risalita. Fra le specie che si sono spostate in modo statisticamente significativo, più di tre su quattro sono scese, a 24 metri per decennio.
In latitudine il conto si pareggia. Il 49 per cento delle popolazioni si è spostato verso il polo, a 63 chilometri per decennio in media. Il 51 per cento ha preso la direzione dell'equatore, a 70 chilometri. Nell'Atlantico nordorientale non c'è una direzione che prevale. Nel Mediterraneo prevalgono gli spostamenti verso sud.


Per il Mediterraneo gli autori danno due ragioni, e la temperatura non è fra queste. Nella parte settentrionale del bacino il fondo diventa più profondo andando verso sud, e un pesce che cerca acqua più profonda scende anche di latitudine. Lo stretto di Gibilterra e le coste chiudono la strada verso nord. Una specie mediterranea non ha un mare più settentrionale in cui spostarsi.
L'idea corrente vuole che con il riscaldamento le specie marine corrano verso i poli. In Europa i dati non la confermano. La temperatura del fondo è salita per il 70 per cento delle popolazioni, eppure nei modelli non compare fra i fattori che pesano di più sulla discesa. Pesano di più i caratteri della specie e quello che gli autori chiamano margine di sicurezza ambientale. È la distanza fra le condizioni in cui vive una popolazione e i limiti che la specie tollera, ricavati dai ritrovamenti in tutto il mondo. Entrano nel calcolo temperatura, ossigeno e profondità. Una popolazione vicina al proprio limite ha meno spazio per restare dov'è.


Scendono più spesso i predatori che stanno in alto nella catena alimentare, le specie che crescono piano e vivono a lungo, quelle che preferiscono acque fredde e basse. Scendono di più anche le specie con una nicchia stretta, cioè quelle che reggono un intervallo ridotto di profondità, di ossigeno o di temperatura.
Il dato più inatteso riguarda il numero dei pesci. Il 61 per cento delle popolazioni ha allargato l'area occupata e il 73 per cento è cresciuto, in qualunque direzione si sia mosso. Fra le specie di interesse commerciale sono in crescita il 76 per cento delle popolazioni commerciali e il 75 di quelle di interesse minore. Per le specie di maggior valore la quota scende al 61 per cento. Gli autori collegano l'aumento al calo della pressione di pesca degli ultimi anni e lo presentano come un'indicazione, non come una prova. Nei loro modelli lo sforzo di pesca ha un peso marginale sulla direzione degli spostamenti.
I limiti sono scritti nel paper. Lo strascico prende bene i pesci di fondo e male quelli che nuotano a mezz'acqua, e per le specie pelagiche la stima resta incerta. Le campagne coprono una parte dei fondali, e uno spostamento fuori dall'area campionata non si vede. I dati non separano un adulto che si sposta da larve che si insediano altrove, o da una popolazione che cresce in un punto e cala in un altro. La profondità aumenta con la distanza dalla costa, e una parte della discesa potrebbe essere un allontanamento verso il largo. Questa ipotesi non è stata provata in modo diretto.


Il lavoro nasce dal gruppo MAESTRO del CESAB, il centro di sintesi della Fondazione francese per la ricerca sulla biodiversità. Il progetto MAESTRO è sostenuto da France Filière Pêche, un organismo del settore della pesca francese. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse. Dati e codice delle figure sono depositati e si possono scaricare.
Le reti hanno contato per quarant'anni nello stesso modo, alla stessa velocità, alla luce del giorno. In quel tempo il pesce europeo ha cercato il fondo più spesso del nord.


Bibliografia
Auber Arnaud, Marzloff Martin P., Mouillot David, Ellingsen Kari E., MacKenzie Kirsteen M., Leprieur Fabien, Belloeil Patrica, McLean Matthew J., Boyce Daniel G., González Ortiz Adrián A., Vasconcelos Rita, Keith David M., Maire Eva, Receveur Aurore, Mourguiart Bastien, Albouy Camille, «Marine fish ranges are expanding and shifting deeper across the European continental shelf», Nature Communications, 17, 1, 8702, 15 luglio 2026 (ricevuto il 25 giugno 2025, accettato il 4 giugno 2026), accesso aperto, licenza CC BY 4.0. doi: 10.1038/s41467-026-74371-8
Dati e codice R delle figure: figshare, doi: 10.6084/m9.figshare.28081469



Ultima modifica il Mercoledì, 14 Ottobre 2026 11:22
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