Il museo è del 1932. È nato con una mentalità erede dell'Ottocento, quella delle vetrine fitte e dei cartellini scritti a mano. Oggi è un'altra cosa. È un polo scientifico che lavora in rete con l'università e con gli altri centri di ricerca europei. La trasformazione si vede nelle sale nuove. Si vede ancora di più nei laboratori, che la stessa intesa con la Sapienza ha dotato di strumentazioni nuove — un microscopio a scansione fra le altre — per digitalizzare le collezioni e costruire una banca dati specifica. Le collezioni sono circa quattro milioni di esemplari. Per decenni sono rimaste nei depositi. Adesso cominciano a uscire, in due modi.

Il primo modo è la Sala della Biodiversità. È pensata come una wunderkammer contemporanea, una camera delle meraviglie. Cinque grandi vetrine. Reperti mai esposti prima. Conchiglie marine della collezione malacologica. Uccelli della ornitologica. Pesci, anfibi e rettili della erpetologica. Mammiferi della teriologica. Una parete intera dedicata agli insetti, la entomologica. Pannelli didattici accanto. La sala nasce con un'idea precisa: far amare la natura. Non si parte da quello che l'uomo distrugge ogni giorno. Si parte dalla bellezza. Dalla varietà delle forme, dei colori, degli adattamenti. Chi ama una cosa non la vuole distruggere. La tutela viene dopo, viene da sola, viene perché si è imparato a guardare.
Il secondo modo è il Bioverso, allestito in un'altra ala del museo. È una sala multimediale e interattiva. Proiezioni immersive, paesaggi virtuali, sottofondi sonori. Il visitatore non guarda più la vetrina: ci entra dentro. Esplora gli ecosistemi, segue la storia delle collezioni, attraversa ambienti che nelle vetrine non si possono mostrare. La barriera corallina, le foreste, gli ambienti estremi. È un linguaggio che lavora sull'emozione e sulla conoscenza insieme.
All'inaugurazione, davanti al pubblico, ha aperto Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria di Roma Capitale. Smeriglio ha tenuto a sottolineare che il Museo di Zoologia è oggi, di fatto, il museo scientifico della città, in attesa del futuro museo della scienza, e che la cultura scientifica è parte integrante dell'identità di Roma. Ha definito le due sale un impegno concreto per una forte innovazione e ha ringraziato i partner: la Sapienza, la Sovrintendenza, il National Biodiversity Future Centre.
Per la Sovrintendenza è intervenuta Ilaria Miarelli Mariani, direttrice della Direzione Musei Civici. Per la Sapienza era presente Marco Oliverio, professore ordinario di Zoologia al Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin", malacologo che da anni lavora sulle collezioni storiche del museo. Ha spiegato lo spirito dell'operazione: tradurre l'idea ottocentesca della camera delle meraviglie in una versione moderna, con le due sale che si rispondono — una di reperti, una di strumenti sensoriali — e accanto un laboratorio digitale per le collezioni. Presente anche Fabrizio Rufo, docente di Bioetica alla Sapienza e Assessore alla Cultura e Università del II Municipio di Roma.
Erano in sala moltissime personalità scientifiche — malacologi, entomologi, zoologi di varia formazione — e il professor Raffaele Sardella, professore ordinario di Paleontologia alla Sapienza e direttore del MUST, il Museo Universitario di Scienze della Terra. Sardella ha presieduto l'Istituto Italiano di Paleontologia Umana dal 2009 al 2013, un istituto che vale la pena ricordare ha avuto per anni la propria sede romana proprio qui, al Museo di Zoologia, prima del trasferimento definitivo ad Anagni.
Il museo è ospitato nell'edificio del 1910 che un tempo era il ristorante del Giardino Zoologico. Da quasi un secolo è punto di riferimento per la didattica e la divulgazione naturalistica. Il percorso espositivo affronta la riproduzione sessuale come motore della biodiversità, gli adattamenti agli ambienti estremi, l'ordine tassonomico, l'anatomia scheletrica, l'urgenza della conservazione. Al piano inferiore si trova la Sala della Balena, con lo scheletro di balenottera lungo sedici metri. Le specie animali oggi conosciute sul pianeta sono circa 1,8 milioni. Conservarle, ha ricordato Smeriglio, significa garantire la sopravvivenza dell'uomo.
Le due sale sono aperte al pubblico da oggi.
*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery



