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Venerdì, 01 Febbraio 2019

Pubblicati sul sito Polaris del Cnr-Irpi, il Rapporto annuale, per l’anno 2018, e il Rapporto quinquennale, per il periodo 2014-2018, sul rischio posto da frane e inondazioni alla popolazione italiana. Nell’anno appena trascorso i morti causati dal dissesto geo-idrologico sono stati 38, 2 i dispersi, 38 i feriti e oltre 4.500 gli sfollati e i senza tetto. Un bilancio di molto superiore alla media calcolata negli ultimi cinque anni

“Nel corso del 2018 frane e inondazioni hanno causato in Italia 38 morti, 2 dispersi, 38 feriti e oltre 4.500 tra sfollati e senzatetto in 134 comuni, distribuiti in 19 regioni. Le regioni più duramente ferite sono quelle del Sud. In particolare, Sicilia e Calabria sono quelle con il più alto numero di vittime”. I dati riferiti da Paola Salvati sono quelli del ‘Rapporto periodico sul rischio posto da frane e inondazioni alla popolazione italiana’ per l’anno 2018 dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi) di Perugia, appena pubblicato sul sito Polaris (http://polaris.irpi.cnr.it).

Pubblicato in Geologia

 

 

                                        Many non-vegan vegetarians and omnivores are open to including insects in their diet. For vegans, however, that is not an option, a new study from the University of Eastern Finland shows.

Consumption of foods of insect origin is encouraged as a response to the environmental impact of meat production. Foods made from insects have a relatively low ecological footprint, and due to their high nutrition content, they can be a sustainable supplement to our existing sources of protein.

In Western countries, insects aren’t traditionally regarded as food, and consumers’ willingness to eat foods of insect origin is weak. However, the likelihood of accepting insects as food tends to increase with consumers’ awareness of the environmental impact of food production.

Researchers at the University of Eastern Finland and the University of Helsinki examined consumers’ intentions to consume foods of insect origin among vegans, non-vegan vegetarians and omnivores. They examined the attitude, subjective norm, perceived behavioural control and food neophobia toward the consumption of foods of insect origin, as well as the conditions for eating insect-based foods among these dietary groups. Altogether 567 people participated in the study by filling out an online survey. Out of the respondents, 73% were omnivores, 22% were non-vegan vegetarians and 5% were vegans.

Pubblicato in Scienceonline

 

Uno studio, guidato da Alessandro Sale e Maria Concetta Morrone, rispettivamente dell'Istituto di neuroscienze del Cnr e dell’Università di Pisa, e pubblicato sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology, dimostra che adulti colpiti da questo disturbo possono recuperare le funzioni visive pedalando in bicicletta durante i momenti di occlusione dell’occhio pigro

 

L’ambliopia, detta anche occhio pigro, è un disturbo diffuso, causato da uno sbilanciamento in età giovanile dell’attività dei due occhi, indotto da varie cause: forti differenze nel potere rifrattivo dei due occhi (anisometropia), opacizzazioni della cornea, strabismo, cataratta congenita. La patologia determina una marcata riduzione delle capacità visive, in particolare dell’acuità visiva e della stereopsi (visione della profondità). Nel bambino è trattabile prima degli otto-nove anni di età, ma nell’adulto non è curabile a causa della riduzione dei livelli di plasticità cerebrale del cervello maturo.

Gli esperimenti condotti da Claudia Lunghi (ex-ricercatrice dell’Università di Pisa, ora all’École Normale Supérieure di Parigi) in collaborazione con Antonio Lepri dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana e coordinati da Alessandro Sale dell'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) e da Maria Concetta Morrone dell’Università di Pisa hanno dimostrato che è invece possibile ottenere un marcato miglioramento delle funzioni visive anche in adulti affetti da ambliopia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology

“Gli studi che ho condotto su modelli animali hanno mostrato che l’attività fisica potenzia la plasticità cerebrale, ossia la capacità dei circuiti del cervello di cambiare struttura e funzione in risposta agli stimoli ambientali”, spiega Sale. “D’altro canto, gli studi effettuati dal mio gruppo su soggetti umani hanno evidenziato una plasticità visiva che si mantiene anche negli individui adulti e che agisce su tempi brevi: la chiusura temporanea di uno dei due occhi porta al miglioramento della percezione visiva in quell’occhio”, aggiunge Morrone. “Anche questo tipo di plasticità visiva, definita omeostatica, si potenzia in risposta all’attività fisica volontaria nelle persone sane”.

Pubblicato in Medicina

Medicina

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