Settembre 2026

Un'illuminazione più intensa durante la crescita delle piante favorisce l'accumulo di vitamina B9 negli ortaggi a foglia, riducendo al contempo la presenza di sostanze meno desiderabili. Lo conferma una ricerca dell'Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPA, sedi di Bari e Lecce), pubblicata sulla rivista scientifica Scientia Horticulturae. Questa tecnica si inserisce nel campo della biofortificazione, un approccio sostenibile che punta a incrementare il valore nutrizionale degli alimenti direttamente in fase di coltivazione.

La sperimentazione ha riguardato le foglie giovani (baby-leaf) di mizuna, cicoria e tatsoi, ortaggi comunemente impiegati per le insalate pronte al consumo di IV gamma. I risultati mostrano che una porzione da 100 grammi di mizuna o tatsoi coltivate con una maggiore disponibilità di luce soddisfa circa il 45% del fabbisogno giornaliero raccomandato di folati per un adulto e circa il 30% di quello indicato in gravidanza.

Pubblicato in Scienza generale


Nel 1987 George Pettit isolò da 1.600 chili di Dolabella auricularia pochi milligrammi di un peptide che uccideva le cellule tumorali a concentrazioni mai viste. Il mollusco non lo fabbricava: lo mangiava. Da sola, in clinica, la molecola fallì. Legata a un anticorpo è oggi dentro otto farmaci approvati.

Esemplare di Dolabella auricularia, la lepre di mare da cui fu isolata la dolastatina 10. Fotografia da Syamsuriadi S., Nur I., Suryani S., International Journal of Zoology and Animal Biology, 6(1), 000441, 2023, Figura 1, licenza Creative Commons Attribution (CC BY). 

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Lunedì, 14 Settembre 2026 11:56

The sea as a library · MP&T 1

A single cone snail carries more than three thousand toxin sequences. The sea has yielded forty thousand compounds and seventeen drugs. Nearly half the corals that build reefs face extinction. A series on what the sea has given medicine, and on what we are losing before we have read it.

Cone shell with the «tent» pattern of the Conus textile group, from the author’s collection. Photo Guido Donati. Cut out on a white background.

Pubblicato in Scienceonline
Lunedì, 14 Settembre 2026 11:49

Il mare come biblioteca · MP&T 1

Da un solo esemplare di cono si leggono più di tremila tossine diverse. Dal mare sono usciti quarantamila composti e diciassette farmaci. Quasi metà dei coralli che costruiscono le barriere rischia l’estinzione. Una serie di articoli su ciò che il mare ha dato alla medicina, e su ciò che stiamo perdendo prima di averlo letto.

 

Conchiglia di cono con il disegno «a tende» del gruppo di Conus textile, dalla collezione dell’autore. Foto Guido Donati. Ritaglio su fondo bianco

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Domenica, 13 Settembre 2026 20:20

The mountain nobody was watching

 

The Trishuli valley north-west of Kathmandu before and after the flood, in natural-colour Copernicus Sentinel-2 images of 12 August (left) and 27 August 2026 (right), the day after the event: the river, once a pale thread, has become a band of mud as wide as the valley. The two images released by ESA were placed side by side by the newsroom, which added the dates beneath each; no cropping or other alteration.
Contains modified Copernicus Sentinel data (2026), processed by ESA — licence to be reproduced as stated on the ESA image page. Source: https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Images/2026/08/Sentinel-2_captures_before_and_after_Nepal_flash_flood


On 26 August a river in Nepal rose nine metres in half an hour, and it had not rained. The surge began at a glacier five thousand metres up, twenty kilometres upstream. Reconstructions disagree on the timing, the death toll has passed thirteen hundred, and the closest recording of the collapse comes from an Italian seismic station below Everest.


At 8:37 on 26 August, Nepal time, the United States Geological Survey logs a magnitude 4.4 earthquake 55 kilometres north-west of Kodari. A few hours later it withdraws it. It was not an earthquake. It was a mountain coming down. The magnitude is revised to 5.2 and the event reclassified as a landslide.
At that hour the Trishuli rises nine metres in thirty minutes, according to Nepali officials. At the Rasuwa district headquarters it had not rained that morning. The surge reaches the Rasuwagadhi border crossing at about 9, Timure at 9:15, Betrawati at 9:20. It carries ice, boulders, mud. It erases the Gyirong border post on the Chinese side, sweeps Timure and Syabrubesi, runs down the Bhotekoshi and then the Trishuli. The Department of Roads counts 19 bridges and 40 kilometres of road on the first day. The IRDR rapid report will later say more than 30 bridges and 748 megawatts of hydropower capacity hit. Bodies are recovered as far as Chitwan and Nawalparasi, and beyond.

Pubblicato in Scienceonline
Domenica, 13 Settembre 2026 20:07

La montagna che nessuno guardava

 

La valle del Trishuli a nord-ovest di Kathmandu prima e dopo la piena, nelle immagini in colori naturali del satellite Copernicus Sentinel-2 del 12 agosto (a sinistra) e del 27 agosto 2026 (a destra), il giorno dopo l’evento: il fiume, da filo chiaro, è diventato una fascia di fango larga la valle. Le due immagini diffuse dall’ESA sono state affiancate dalla redazione, che ha aggiunto le date sotto ciascuna.
Contains modified Copernicus Sentinel data (2026), processed by ESA — licenza da riportare come indicata sulla pagina ESA dell’immagine. Fonte: https://www.esa.int/ESA_Multimedia/Images/2026/08/Sentinel-2_captures_before_and_after_Nepal_flash_flood


Il 26 agosto un fiume del Nepal è salito di nove metri in mezz’ora, e non era piovuto. La colata è partita da un ghiacciaio a cinquemila metri, venti chilometri più in alto. Le ricostruzioni non concordano sui tempi, il bilancio supera i milletrecento morti, e la registrazione ravvicinata del crollo viene da una stazione sismica italiana sotto l’Everest.


Alle 8:37 del 26 agosto, ora del Nepal, il Servizio geologico degli Stati Uniti registra un terremoto di magnitudo 4.4 a 55 chilometri a nord-ovest di Kodari. Poche ore dopo lo cancella. Non era un terremoto. Era una montagna che cadeva. La magnitudo viene rivista a 5.2 e l’evento riclassificato come frana.
A quell’ora il Trishuli sale di nove metri in trenta minuti, secondo i funzionari nepalesi. Al capoluogo del distretto di Rasuwa quella mattina non era piovuto. La colata arriva al valico di Rasuwagadhi verso le 9, a Timure alle 9:15, a Betrawati alle 9:20. Porta ghiaccio, massi, fango. Cancella il posto di frontiera di Gyirong sul lato cinese, spazza Timure e Syabrubesi, scende nel Bhotekoshi e poi nel Trishuli. Il Dipartimento delle strade conta subito 19 ponti e 40 chilometri di strada. Il rapporto rapido dell’IRDR dirà più di 30 ponti e 748 megawatt di potenza idroelettrica colpiti. I corpi vengono recuperati fino a Chitwan e Nawalparasi, e oltre.

Pubblicato in Attualità

 

Il raffreddamento interno di Mercurio dura da miliardi di anni e ne causa una progressiva contrazione. Questo fenomeno deforma la crosta e genera immense scarpate di faglia (lobate scarps), che si estendono per centinaia di chilometri superando i 2000 metri d'altezza. Uno studio intitolato Graphite lubricates Mercury’s global contraction, pubblicato su Nature Communications, rivela che tale processo è stato favorito dalla presenza di grafite (il medesimo materiale delle mine per matite) integrato nella superficie del pianeta.

La ricerca è stata condotta da un team dell'Università di Padova, dell'INAF-OAPD e dell'Università di Milano-Bicocca. I ricercatori hanno integrato l'analisi topografica di Mercurio con test meccanici e d'attrito condotti in laboratorio su rocce analoghe a quelle della crosta mercuriana.

Pubblicato in Astrofisica
Venerdì, 11 Settembre 2026 10:51

An arm for the Denisovans

Artifacts and faunal remains from Denisova Cave, in the Altai Mountains. The originals were displayed in the temporary exhibition "Le troisième Homme" at the Musée national de Préhistoire in Les Eyzies-de-Tayac, France. They are not from Bianfu Cave: they come from the site that gave the group its name.
Thilo Parg / Wikimedia Commons — License: CC BY-SA 4.0

 

Four and a half centimetres of bone, found among sixty thousand fragments in a cave in Yunnan. The DNA had not survived; the proteins had. And the radius that emerged looks neither like us nor like Neanderthals: it looks like both, in different places.

Denisovans are the only extinct human group we know almost entirely through genetics. They were identified in 2010 from a fragment of finger bone found in a cave in the Siberian Altai: not from a skull, not from a skeleton, but from a DNA sequence that matched neither us nor Neanderthals.

Pubblicato in Scienceonline
Venerdì, 11 Settembre 2026 10:42

Un braccio per i Denisova

Manufatti e resti faunistici dalla grotta di Denisova, nei monti Altai. Gli originali erano esposti nella mostra temporanea «Le troisième Homme» al Musée national de Préhistoire di Les Eyzies-de-Tayac, in Francia. Non provengono dalla grotta di Bianfu: sono i reperti del sito che ha dato il nome al gruppo umano di cui l’articolo si occupa. Thilo Parg / Wikimedia Commons — License: CC BY-SA 4.0


Quattro centimetri e mezzo di osso, trovati fra sessantamila frammenti in una grotta dello Yunnan. Il DNA non si era conservato, le proteine sì. E il radio che ne è uscito non somiglia né a noi né ai neandertaliani: somiglia a entrambi, in punti diversi.


I Denisova sono l’unico gruppo umano estinto che conosciamo quasi soltanto attraverso la genetica. Furono identificati nel 2010 da un frammento di falange trovato in una grotta dell’Altai siberiano: non da un cranio, non da uno scheletro, ma da una sequenza di DNA che non corrispondeva né a noi né ai neandertaliani.
Da allora l’elenco dei reperti sicuri è cresciuto poco: una mandibola e una costola da una grotta dell’altopiano tibetano, una mandibola ripescata nello stretto di Taiwan, un cranio quasi completo da Harbin, nel nord-est della Cina. Del corpo sotto il collo si sapeva praticamente nulla: una falange e una costola.

Pubblicato in Paleontologia


 

Uno studio internazionale guida Sapienza ha individuato probabili segni di micosi in cinque scheletri umani risalenti tra la tarda Antichità e l'alto Medioevo. La ricerca, apparsa su Scientific Reports, introduce un modello diagnostico innovativo per la paleopatologia.

Metodologia e dettagli dello studio

Mentre oggi le infezioni da funghi sono una preoccupazione sanitaria in crescita, la loro diffusione antica rimane un campo poco esplorato a causa della difficoltà nel distinguere le lesioni micotiche da quelle di altre malattie sui resti scheletrici. Per superare questo ostacolo, il team ha unito la paleopatologia classica alla tomografia computerizzata e alla ricostruzione 3D:

Analisi avanzata: Le tecnologie digitali hanno consentito di esaminare zone interne del cranio altrimenti inaccessibili, come le cavità nasali e le impronte dei vasi meningei.

Nuovo approccio diagnostico: Come spiegato da Ileana Micarelli (Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza), è stato applicato un "threshold method" che suddivide i tratti scheletrici in base alla loro forza diagnostica (fortemente diagnostici, diagnostici o suggestivi) per rendere la diagnosi delle micosi più trasparente e replicabile.

Pubblicato in Paleontologia

 

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