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Scienzaonline



Vitamin D supplements have been found to reduce the risk of potentially fatal lung attacks in some chronic obstructive pulmonary disease (COPD) patients, according to a study led by Queen Mary University of London.

The findings add to a growing list of health benefits for the ‘sunshine vitamin’. While vitamin D is best known for its effects on bone health, previous studies by Queen Mary researchers have revealed its role in protecting against colds, flu and asthma attacks, and even helping with weight gain and brain development in malnourished children. The latest research, carried out at Queen Mary and funded by the National Institute for Health Research (NIHR), found that the use of vitamin D supplements led to a 45 per cent reduction in lung attacks among COPD patients who were deficient in vitamin D. No benefit was seen for patients with higher vitamin D levels.

COPD describes a number of lung conditions, including emphysema and chronic bronchitis, where a person’s airways become inflamed, making it harder to breathe 1. Almost all COPD deaths are due to lung attacks (termed ‘exacerbations’) in which symptoms worsen acutely. These are often triggered by viral upper respiratory infections – the type that cause the common cold.

The disease affects more than 170 million people worldwide, and caused an estimated 3.2 million deaths in 2015. 1.2m people have COPD in the UK, which is the cause of five per cent of the UK’s total deaths (around 30,000 per year), and costs the NHS £800m per year.

Pubblicato in Scienceonline

 


Lo studio del Bambino Gesù pubblicato su Antioxidant and Redox Signaling

 


L’idrossitirosolo, una sostanza contenuta nell’olio di oliva, migliora lo stress ossidativo, l’insulino resistenza e la steatosi epatica nei bambini obesi e affetti da fegato grasso. Lo dimostra uno studio condotto da medici e ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato sulla più importante rivista scientifica del settore, Antioxidant and Redox Signaling.


L'obesità è uno dei principali problemi mondiali sia nei bambini che negli adolescenti. L'aumento del numero dei bambini con sovrappeso e obesità nei Paesi industrializzati ha portato al parallelo aumento di casi di fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Negli ultimi vent'anni infatti la steatosi ha raggiunto proporzioni epidemiche anche tra i più piccoli diventando la patologia cronica del fegato di più frequente riscontro nel mondo occidentale. In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini, ma si arriva fino all'80% tra i bambini obesi. Tra le cause del fegato grasso c’è l’aumento dello stress ossidativo che le cellule subiscono come conseguenza dell'obesità. Per stress ossidativo si intende qualsiasi condizione patologica causata dalla rottura dell'equilibrio fisiologico fra la produzione e l'eliminazione, da parte dei sistemi di difesa antiossidanti, di sostanze chimiche ossidanti. Queste sostanze possono essere misurate nel sangue dei bambini e in questo studio ci si è avvalsi dell’esperienza del dipartimento di chimica biologia e farmacologia dell’Università di Messina. Quello condotto dai medici del Bambino Gesù è il primo trial pediatrico con l'uso dell'idrossitirosolo, un fenolo dell'olio di oliva con elevato potere antiossidante. I fenolisono infatti dei composti chimici presenti in diversi alimenti e bevande (olio, vino, ecc.) capaci di inibire iprocessi ossidanti.

Pubblicato in Medicina

Medicina

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