Malattie neurodegenerative: la terapia genica apre la strada a nuove cure

Emma Bariosco 16 Gen 2026


Uno studio dell’Università di Padova rivela come il ripristino di una proteina chiave possa contrastare la demenza frontotemporale e la CLN11.

Una nuova frontiera si apre per il trattamento di gravi patologie del sistema nervoso oggi prive di cure. Una ricerca guidata dall'Università di Padova ha dimostrato l'efficacia della terapia genica basata su cellule staminali ematopoietiche autologhe (HSC-GT) per contrastare la carenza di progranulina (PGRN), una proteina vitale per la sopravvivenza dei neuroni.

La strategia: cellule staminali come "fabbriche" di proteine
Il deficit di progranulina, causato da mutazioni del gene GRN, è alla base di malattie devastanti come:

Demenza Frontotemporale (FTD): una forma comune di demenza precoce.

Ceroidolipofuscinosi neuronale di tipo 11 (CLN11): una rara e grave patologia pediatrica.

Nello studio pubblicato su Science Translational Medicine, i ricercatori hanno applicato una tecnica ex vivo: le staminali del sangue, prelevate dal soggetto e corrette geneticamente in laboratorio con una copia funzionale del gene GRN, sono state reinfuse. Una volta raggiunti i tessuti cerebrali, queste cellule si sono differenziate in elementi simili alla microglia (le cellule immunitarie del cervello), iniziando a produrre la proteina mancante in modo costante.

Risultati e benefici osservati
La sperimentazione, condotta su modelli murini, ha mostrato risultati straordinari. La professoressa Alessandra Biffi, coordinatrice dello studio, ha evidenziato come il ripristino della progranulina abbia portato a:

Riduzione della neuroinfiammazione e dei depositi lipidici dannosi.

Miglioramento delle funzioni comportamentali, con un recupero significativo delle capacità di interazione sociale.

Efficacia mirata: i benefici sono stati confermati anche quando il trattamento è stato somministrato direttamente nel cervello.

"Lo studio dimostra che basta una ricostituzione parziale ma stabile della progranulina per correggere i segni della patologia," spiega la Prof.ssa Biffi.

Una nuova speranza concreta
Questa scoperta rappresenta un punto di svolta per la medicina rigenerativa. Dimostrando che è possibile "istruire" le cellule del sangue a riparare i danni cerebrali, la ricerca padovana getta le basi per futuri protocolli clinici che potrebbero finalmente offrire una terapia efficace a pazienti che oggi non hanno opzioni di cura.

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