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Part of a neck vertebra of the dwarf sauropod Europasaurus with deep cavities (asterisk) that presumably housed air sacs. (c) Verändert nach Lambertz et al. (2018) Biol. Lett. doi:10.1098/rsbl.2017.0514

Dinosaurs are far from extinct, but dominate as birds still most regions of the globe. Part of this huge success is due to the evolution of air sacs, which are crucial for the high efficiency of their respiratory system. Scientists at the University of Bonn analyzed the structure of bones that are in contact with air sacs and found both in extinct and extant species a hitherto unknown type of bony tissue. The results now are published in “Biology Letters”. “The respiratory organs of vertebrates exhibit a tremendous degree of diversity, but the lung-air sac system of birds is truly unique among extant species,” says Dr. Markus Lambertz from the Institute for Zoology at the University of Bonn in Germany. Air sacs are bellows-like protrusions of the lung, and their volume changes cause the air flow in the separate gas exchanger. This functional separation is crucial for the exceptional efficiency of this respiratory system, but air sacs can do more: they can invade bones, a process called “pneumatization”.

Pubblicato in Scienceonline



NEI MARI DEL PIANETA “NAVIGANO” 150 MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI PLASTICI

BIOPLASTICHE: UN’ECCELLENZA ITALIANA FRUTTO DI INNOVAZIONE E SVILUPPO TECNOLOGICO

La polemica sui sacchetti ultraleggeri per gli alimenti a pagamento ha spostato il dibattito scatenatosi nei primi giorni dell'anno sulla questione economica piuttosto che ambientale. Ricordare quanto il tema dell'invasione di plastiche sia centrale sia a livello mondiale, sia su scale regionali più limitate è fondamentale almeno quanto chiarire il malinteso che ha generato il dibattito stesso. Infatti secondo l’articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 - è previsto che “il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite”.
Si tratta di una spesa di massimo 15 euro all’anno per le famiglie, considerato il costo medio di un sacchetto dell’ortofrutta, le 139 spese effettuate ogni anno di media, secondo i dati Gfk-Eurisko (2017) e il fatto che ogni spesa comporti l'utilizzo di almeno tre sacchetti per frutta e verdura.
Il fatto che i sacchetti di plastica per l’ortofrutta fossero gratuiti non significa che questi non fossero pagati dal consumatore attraverso la definizione del prezzo del prodotto che i sacchetti devono contenere. Si tratta dunque di un costo già comunque a carico del consumatore, inserito in maniera occulta nel totale del prodotto. L’obiettivo è quello della responsabilizzazione del consumatore .

Pubblicato in Ambiente


Un coccodrillo trasformato in personaggio dei cartoni animati, una tartaruga che mangia le lumache scoperta in un mercatino tailandese e un pipistrello col muso “a ferro di cavallo” che starebbe bene in un film di Star Wars, sono solo 3 delle 115 nuove specie scoperte dagli scienziati nella regione del Greater Mekong, nel corso del 2016, secondo il nuovo report, Stranger Species, pubblicato oggi dal WWF. Il report documenta il lavoro svolto da centinaia di scienziati, organizzazioni per la conservazione e istituti di ricerca sparsi in tutto il mondo, che hanno contribuito alla scoperta di 11 specie di anfibi, 2 di pesci, 11 rettili, 88 piante e 3 mammiferi in Cambogia, Laos, Birmania, Tailandia e Vietnam.
Le scoperte includono anche una rana variopinta rintracciata in Vietnam sulle montagne carsiche di pietra calcarea, due specie di talpa scoperte da un team di scienziati vietnamiti e russi, e anche un cobide (pesce a strisce dal corpo lungo e affusolato) in Cambogia. In totale sono ben 2.524 le nuove specie di piante, uccelli, mammiferi, rettili, pesci e anfibi scoperti nella regione tra il 1997 e il 2016.

Pubblicato in Scienza generale
Lunedì, 01 Gennaio 2018 14:07

Droghe: l’anno della spice

Il rapporto ‘Espad Italia’ sull’uso degli stupefacenti tra gli studenti conferma al primo posto la cannabis, seguita dalla ‘spice’ e dalle nuove sostanze psicoattive (Nps). In crescita l’uso di droga tra le ragazze, seppur con livelli di consumo inferiori ai coetanei maschi. Il documento è coordinato dall’Ifc-Cnr

Lo studio ‘Espad Italia’ dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), descrive gli scenari e le tendenze presenti fra i giovani nel nostro paese riguardo all’uso delle sostanze stupefacenti e i comportamenti a rischio correlati: in particolare, le informazioni raccolte relativamente all’uso nel 2016 di alcol, tabacco e droghe tra gli studenti fra i 15 e i 19 anni ci dicono che il 32,9% dei ragazzi, poco più di 800mila, ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita (maschi 37,7%; femmine 28%), mentre il 25,9% (maschi 30,9%; femmine 20,7%, circa 650mila ragazzi) riferisce di averlo fatto nel corso dell’ultimo anno.
“La cannabis si conferma la sostanza psicoattiva illegale più diffusa.

Pubblicato in Medicina



L'alfa-sinucleina, verde, colonizza il corpo cellulare dei neuroni che producono dopamina, rosa, e ne distrugge le funzioni normali


La struttura modificata è quella che sovrintende all’apprendimento motorio e a determinarne l’alterazione è l’eccesso della proteina alfa-sinucleina, il cui accumulo porta poi in fase avanzata alla morte dei neuroni dopaminergici e alla manifestazione della malattia. La scoperta, opera di un team coordinato da Elvira De Leonibus di Igb-Cnr e Istituto Telethon, permette una diagnosi precoce e lo sviluppo di nuove terapie. Il lavoro è stato pubblicato su Brain.

Un team formato da Elvira De Leonibus, responsabile del Laboratorio di neuropsicofarmacologia dell’Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli e Faculty presso l’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli, Barbara Picconi e Paolo Calabresi della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell’Università di Perugia, ha scoperto un nuovo meccanismo di memoria cellulare attivato dall’apprendimento motorio, che viene alterato nelle fasi iniziali della malattia di Parkinson. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione con il Sud e dal Miur, è stato pubblicato sulla rivista Brain. La memoria motoria è l’abilità attraverso cui impariamo a compiere azioni come scrivere, andare in bicicletta, suonare uno strumento, ed è caratterizzata da un apprendimento lento e progressivo che richiede tanto addestramento ma che, una volta acquisito, consente di compiere automaticamente i movimenti. Si sapeva già che la sede cerebrale dell’apprendimento motorio fosse il corpo striato, una struttura antica del cervello posta al di sotto della corteccia cerebrale. Non era chiaro, invece, come le cellule dello striato riuscissero a ricordare quanto già appreso e, partendo da lì, ad apprendere nuovi movimenti e a perfezionare quelli noti. “Nel nostro studio abbiamo scoperto, in modelli animali, che l’esercizio motorio lascia un segno per giorni nei neuroni dello striato”, spiega De Leonibus, coordinatrice del team di ricerca. “Se applichiamo uno stimolo elettrico ai neuroni dello striato di animali non addestrati, questi danno una risposta inibitoria; se lo stesso stimolo è applicato ad animali sottoposti alle prime sessioni di apprendimento, i neuroni rispondono eccitandosi e questo li rende riconoscibili e consente di perfezionare i movimenti appresi. Tuttavia, una volta che l’esercizio motorio viene acquisito alla perfezione e il movimento viene effettuato automaticamente, i neuroni tornano a dara una risposta inibitoria allo stimolo elettrico”.

Pubblicato in Medicina

Mappa strutturale del complesso di subduzione dell'Arco Calabro occidentale con la distribuzione dei diapiri di serpentino (aree in rosso) scoperti lungo le faglie che stanno separando la Sicilia dal resto dell'Italia. La linea sismica in alto a destra mo
Mappa strutturale del complesso di subduzione dell'Arco Calabro occidentale con la distribuzione dei diapiri di serpentino (aree in rosso) scoperti lungo le faglie che stanno separando la Sicilia dal resto dell'Italia. La linea sismica in alto a destra mo
Individuato sotto il fondale del Mar Ionio un sistema di faglie che ha controllato l’evoluzione dell’antico oceano della Tetide e che è ancora in grado di innescare processi vulcanici e sismici. A svelarlo, uno studio coordinato dall’Istituto di scienze marine del Cnr di Bologna, in collaborazione con Università di Parma, Ingv e Geomar (Germania), pubblicato su Nature Communications.

Un sistema di spaccature profonde sta separando la Sicilia dal resto dell’Italia nella regione compresa tra lo stretto di Messina e l’Etna. Lungo queste strutture geologiche risale materiale del mantello che formava il basamento dell’oceano mesozoico, chiamato Tetide, da una profondità di circa 15-20 chilometri. Si tratta di una vera e propria finestra sotto il fondale del Mar Ionio, che consente di osservare da vicino blocchi dell’antico oceano, svelando i processi che hanno portato alla sua formazione. Lo studio Lower plate serpentinite diapirism in the Calabrian Arc subduction complex, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr) di Bologna, dell’Università di Parma, dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e del Geomar (Kiel, Germania), è stato pubblicato su Nature Communications.

Pubblicato in Geologia
Mercoledì, 27 Dicembre 2017 12:39

Stabilita connessione tra Sma e sintesi proteine

 
Gattonare sembra una delle azioni piu' semplici. Ma c'e' chi ha i muscoli talmente deboli da non poter fare nemmeno questo. Lo sanno bene le famiglie di bambini affetti dalla Sma, l'atrofia muscolare spinale, una malattia genetica che colpisce le cellule nervose del midollo spinale, quelle da cui partono i segnali diretti ai muscoli. Uno studio pubblicato in questi giorni getta una nuova luce su questa malattia. L'articolo stabilisce per la prima volta una chiara connessione fra un processo fondamentale per le cellule, la sintesi delle proteine, e il meccanismo attraverso il quale insorge e progredisce la Sma. Questa scoperta potrebbe permettere di meglio comprendere l'unica terapia esistente e recentissimamente approvata dalla Fda (Food and Drug Administration, ovvero Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali, l'ente governativo statunitense che fra l'altro regolamenta l'immissione sul mercato di nuovi farmaci) e di sviluppare terapie alternative o integrative per questa malattia mortale.
Pubblicato in Medicina
Mercoledì, 27 Dicembre 2017 11:32

How odours are turned into long-term memories

 

 

The neuroscientists Dr Christina Strauch and Prof Dr Denise Manahan-Vaughan from the Ruhr-Universität Bochum have investigated which brain area is responsible for storing odours as long-term memories. Some odours can trigger memories of experiences from years back. The current study shows that the piriform cortex, a part of the olfactory brain, is involved in the process of saving those memories; the mechanism, however, only works in interaction with other brain areas. The findings have been published in the journal Cerebral Cortex.

“It is known that the piriform cortex is able to temporarily store olfactory memories. We wanted to know, if that applies to long-term memories as well,” says Christina Strauch.

Pubblicato in Scienceonline


RETRAINER è una piattaforma per la riabilitazione del braccio e della mano per pazienti colpiti da ictus, cofinanziata all’interno Programma EU Horizon 2020.
La piattaforma integra un esoscheletro passivo per il sostegno del peso del braccio, che può essere montato su una normale sedia o sulla carrozzina del paziente, una neuro-protesi per i muscoli del braccio controllata direttamente dall’attività elettromiografica residua del paziente e una seconda neuro-protesi per il recupero delle funzioni della mano. Gli esercizi riabilitativi prevedono l’utilizzo di oggetti interattivi che riconoscono in modo automatico il raggiungimento delle posizioni target. Il terapista sceglie gli esercizi e ne imposta i parametri in base alle esigenze del singolo paziente grazie all’utilizzo di un’interfaccia grafica su tablet.

Pubblicato in Tecnologia

Un team di ricercatori dell’Ism-Cnr e dell’Università Campus Biomedico di Roma propone un metodo basato sulla microscopia Raman di ultima generazione, per migliorare la diagnosi. Evitabile il 50% degli interventi diagnostici. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports

L’Istituto di struttura della materia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ism-Cnr), in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, la Thermo Fisher Scientific di Milano e con il contributo della Fondazione Alberto Sordi, ha recentemente pubblicato su Scientific Reports (gruppo Nature) i risultati di un’indagine riguardante un metodo per distinguere più efficacemente le neoplasie tiroidee benigne da quelle maligne.
“Il numero di pazienti affetti da noduli tiroidei è in costante crescita, con un aumento concomitante della diagnosi di tumore e degli interventi chirurgici, con asportazione totale della tiroide e conseguente terapia ormonale sostitutiva per un numero rilevante di pazienti. Tuttavia, secondo la recente letteratura scientifica, in una parte dei pazienti si potrebbero evitare soluzioni chirurgiche, in particolare per le lesioni follicolari della tiroide e, in alcuni casi, per i piccoli carcinomi. Si tratta di una questione di sanità pubblica su scala globale che coinvolge soprattutto i Paesi ad alto reddito e che ha spinto una rimodulazione delle linee-guida del settore”, spiega Julietta V. Rau, ricercatrice dell’Ism-Cnr e prima autrice dello studio: “Attraverso una tecnica combinata di microscopia e spettroscopia di ultima generazione (Raman) siamo riusciti a distinguere meglio e classificare i tessuti sani da quelli neoplastici e a discriminare le neoplasie follicolari tra forma maligna (carcinoma) e benigna (adenoma), con un’accuratezza diagnostica di circa il 90%. La tecnica utilizzata è già stata sperimentata per la diagnosi di altri tumori ed è in grado di attribuire specifiche caratteristiche biochimiche ai tessuti tiroidei osservati al microscopio”.

Pubblicato in Medicina

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