The myth of the mellowing virus

Case fatality among people over 80 in Hong Kong. Left, the ancestral strain in the first four waves; centre, Omicron BA.2 in the unvaccinated during the fifth wave; right, Omicron BA.2 in those who had completed the primary series. Vertical bars show 95 per cent confidence intervals. Chart produced by Scienzaonline from data in Emerging Infectious Diseases, vol. 28, no. 9, 2022.
The idea that pathogens always evolve towards mildness is false. Natural selection does not maximise mercy: it maximises transmission. And the two coincide only in particular cases.
There is a sentence that comes back in every epidemic. The virus will weaken on its own. Killing the host does not serve it. A parasite that is too aggressive dies out along with its victim.
It is a reassuring sentence. It has the air of natural wisdom. And like every idea that consoles, it deserves a closer look.
It is not a folk invention: it rests on a serious theoretical foundation, formalised in the early 1980s by Roy Anderson and Robert May and developed by Paul Ewald. It is called trade-off theory. To transmit, a pathogen must multiply inside the host. But the more it multiplies, the more damage it does, and a dead or bedridden host stops transmitting. There is therefore a level of virulence that maximises the total number of infections generated by one case. Neither zero nor the maximum. An intermediate point.
Il mito del virus che si addolcisce

Letalità dei casi confermati negli ultraottantenni a Hong Kong. A sinistra il ceppo ancestrale nelle prime quattro ondate, al centro Omicron BA.2 nei non vaccinati della quinta ondata, a destra Omicron BA.2 in chi aveva completato il ciclo primario. Le barre verticali indicano gli intervalli di confidenza al 95 per cento. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Emerging Infectious Diseases, vol. 28, n. 9, 2022.
L’idea che i patogeni evolvano sempre verso la mitezza è falsa. La selezione naturale non massimizza la clemenza: massimizza la trasmissione. E le due cose coincidono solo in casi particolari.
C’è una frase che torna in ogni epidemia. Il virus si attenuerà da solo. Uccidere l’ospite non gli conviene. Un parassita troppo aggressivo si estingue insieme alla sua vittima.
È una frase rassicurante. Ha l’aria della saggezza naturale. E come tutte le idee che consolano, va guardata da vicino.
Non è un’invenzione popolare: ha una base teorica seria, formalizzata nei primi anni Ottanta da Roy Anderson e Robert May e sviluppata da Paul Ewald. Si chiama teoria del compromesso. Per trasmettersi, un patogeno deve moltiplicarsi dentro l’ospite. Ma più si moltiplica, più lo danneggia, e un ospite morto o immobilizzato smette di trasmettere. Esiste quindi un livello di virulenza che massimizza il numero totale di contagi generati da un’infezione. Né zero, né il massimo. Un punto intermedio.
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