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Individuare un tumore in fase precoce è fondamentale per garantire una prevenzione e una cura efficaci. Oggi c’è un alleato in più, che sta imparando molto in fretta ed è sempre più preciso: si tratta dell'intelligenza artificiale. Lo dice un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, a cui ha collaborato Robert Fruscio, professore associato in Ginecologia e Ostetricia dell'Università di Milano-Bicocca e direttore della Struttura semplice di Ginecologia Preventiva della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori: la ricerca, condotta da un team del Karolinska Institutet in Svezia, ha coinvolto 20 centri in otto Paesi e ha analizzato un dataset di oltre 17.000 immagini ecografiche provenienti da più di 3.600 pazienti, tra cui alcune che si sono rivolte all'Ospedale San Gerardo di Monza. L’obiettivo è stato quello di addestrare un programma di Intelligenza artificiale a distinguere, in queste immagini, le lesioni ovariche benigne da quelle maligne e testare le potenzialità di questi modelli nel supportare le diagnosi mediche, ridurre il margine di errore diagnostico e migliorare la gestione clinica delle pazienti.

Pubblicato in Medicina



Smartwatches that can collect physical and physiological data on users could be potentially interesting tools in biomedicine to gain a better understanding of brain diseases and behavioural disorders and possible driver mutations related to these pathologies. This is stated in a study published in the journal Cell, and led by the co-author Mark Gerstein, from Yale University (United States). The study includes the participation of Professor Diego Garrido Martín, from the Department of Genetics, Microbiology and Statistics of the Faculty of Biology at the University of Barcelona.

Using smartwatch data from more than 5,000 adolescents, the research team could train artificial intelligence models to predict whether individuals had different psychiatric illnesses and found genes associated with these illnesses. The results suggest that these wearable sensors may enable a much more detailed understanding and treatment of psychiatric illnesses.

Pubblicato in Scienceonline



People with the skin condition psoriasis often have invisible inflammation in the small intestine with an increased propensity for ‘leaky gut’, according to new research at Uppsala University. These changes in the gut could explain why psoriasis sufferers often have gastrointestinal problems and are more prone to developing Crohn’s disease. The study is published in Biochimica et Biophysica Acta (BBA) – Molecular Basis of Disease.

Psoriasis is a hereditary, chronic skin condition that can also result in inflammation of the joints. In Sweden, almost 300,000 people live with some form of the condition. Chronic inflammatory bowel diseases (IBD), especially Crohn’s disease, are more common in patients with psoriasis than in the rest of the population.

Pubblicato in Scienceonline


Uno studio recentemente pubblicato su Tectonics e condotto dall’INGV e dalle Università Sapienza e Roma Tre ha evidenziato un nuovo potenziale indicatore basato sulle caratteristiche geometriche delle particelle che costituiscono le rocce. Il modello consentirà di definire con maggiore precisione l’età e le trasformazioni geologiche dei bacini sedimentari
Una collaborazione tra ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Sapienza Università di Roma e dell’Università Roma Tre ha permesso di sviluppare un modello innovativo per ricostruire l’evoluzione delle catene montuose.

È quanto emerge dallo studio “Magnetic fabric as a marker of thermal maturity in sedimentary basins: A new approach for reconstructing the tectono‐thermal evolution of fold‐and‐ thrust‐belts”, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica ‘Tectonics’.

Pubblicato in Geologia
Venerdì, 17 Gennaio 2025 08:45

ALFA CENTAURI CHIAMA TERRA

 La vela con il sistema di trasmissione, composto da emettitori in fase tra loro (grating coupler)


Team di ricerca dell’Università di Padova mette a punto sistema per comunicazioni interstellari.
Siamo davvero soli nell’universo? Ci sono tracce di civiltà passate o precursori dello sviluppo della vita? L’uomo si è posto da sempre queste domande.
La ricerca scientifica ne cerca le risposte in diverse direzioni. Da un lato con l’osservazione dalla terra o da satelliti intorno al nostro pianeta alla ricerca dei pianeti dove si può sviluppare la vita, chiamati extrasolari; negli ultimi vent’anni ne sono stati individuati migliaia, intorno a stelle a diverse distanze da noi. Una seconda linea riguarda l’ascolto dei segnali provenienti dal cosmo, sia radio che luminosi, alla ricerca di possibili “firme” che attestino un trasmettitore artificiale. La terza linea, molto più ambiziosa è quella di visitare questi “candidati”, fare delle osservazioni delle misure e comunicarle a casa.
Team di ricerca dell’Università di Padova coordinato dal prof Paolo Villoresi, del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Ateneo, ha recentemente pubblicato nella rivista «Physical Review Research», dell’American Physical Society, uno studio dove si propone un sistema di comunicazione che una sonda lanciata dalla terra può utilizzare per trasmettere le osservazioni svolte durante il passaggio intorno all’eso-pianeta Proxima Centauri B.

Pubblicato in Astrofisica


Un team di scienziati coordinati dall’Università Statale di Milano ha osservato “in vivo”, grazie a tecniche di imaging avanzate, la migrazione delle cellule tumorali nei tessuti viventi, rivelando il meccanismo con cui si spostano all’interno del corpo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science (PNAS) sarà cruciale per identificare nuove strategie di intervento sulle metastasi.
Il 90% delle morti da tumore sono dovute alle metastasi, cioè ai tumori secondari che si formano a distanza dal tumore iniziale e sono causati dalla migrazione delle cellule malate. Ecco perché comprendere i meccanismi di questa migrazione è fondamentale per cercare di identificare nuove strategie di intervento sulle metastasi. Ad oggi sappiamo che queste cellule possono muoversi individualmente o in gruppo, ma la maggior parte degli studi fatti finora sono stati svolti in vitro.

Pubblicato in Medicina


Una cura per noi, un pericolo per l’ambiente. Per la prima volta una ricerca dell’Università di Pisa, appena pubblicata sul Journal of Hazardous Materials, ha esaminato l’impatto di diverse concentrazioni di ibuprofene, un comune antiinfiammatorio molto utilizzato durante la pandemia di Covid 19, sulle angiosperme, cioè le piante, marine.

“Le angiosperme marine svolgono ruoli ecologici cruciali e forniscono importanti servizi ecosistemici, ad esempio proteggono le coste dall’erosione, immagazzinano carbonio e producono ossigeno, supportano la biodiversità, e costituiscono una nursery per numerose specie animali”, spiega la professoressa Elena Balestri del dipartimento di Biologia dell’Ateneo pisano.

In particolare, la ricerca si è focalizzata su Cymodocea nodosa (Ucria) Ascherson, una specie che cresce in aree costiere poco profonde, anche in prossimità della foce dei fiumi, zone spesso contaminate da molti inquinanti, farmaci compresi.

Pubblicato in Ambiente
Giovedì, 16 Gennaio 2025 10:56

Sicilia, quasi una “California d’Italia”

 

Sull'isola tutti gli effetti drammatici dell'anno più caldo mai registrato

Nel 2024 nell’isola ci sono stati 1.288 incendi


Quest’anno la Sicilia ha pesantemente subito gli effetti della crisi climatica, una crisi ampiamente annunciata per il Mediterraneo, considerato un hot spot climatico dall’IPCC, il panel scientifico delle Nazioni Unite. E’ stata anche la cartina di tornasole dell’anno più caldo mai registrato: quasi una “Los Angeles italiana” Per la comunità scientifica, la responsabilità del fenomeno è da ascrivere all’azione umana: da una parte il cambiamento climatico indotto dall’uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione, dall’altra la pessima gestione delle risorse idriche. Del resto, lo conferma l’Atlante della Siccità delle Nazioni Unite, presentato in occasione della 16a COP della Convenzione ONU per Combattere la Desertificazione, di Riad: la siccità è provocata dal “cambiamento climatico antropogenico e dalla cattiva gestione delle risorse idriche e del territorio da parte dell’uomo. Non si tratta solo dell’assenza di pioggia, neve o umidità del suolo, la siccità è intimamente legata alle azioni umane. Le pratiche di consumo e produzione sostenibili per proteggere e gestire il territorio sono una componente fondamentale della gestione della siccità” . Proprio in queste ore poi, è arrivata la conferma ufficiale: il 2024 è l’anno più caldo mai registrato a livello globale.

Pubblicato in Ambiente



Hepatitis E, a potentially serious viral liver disease, is transmitted through contaminated water. The risk is particularly high in populations with limited access to safe water and sanitation. In South Sudan, outbreaks have regularly ravaged camps for internally displaced persons and their host populations. Although a vaccine has been available since 2011, its 3-dose regimen makes it difficult to administer in such a context. A team from Médecins Sans Frontières (MSF), MSF Epicentre, Johns Hopkins University (JHU), the South Sudanese Ministry of Health, the World Health Organization (WHO), the University of Geneva (UNIGE) and the Geneva University Hospitals (HUG) conducted clinical and lab studies after a vaccination campaign to assess its effectiveness in protecting individuals and helping to control the epidemic. Their results showed that the vaccine was effective with just the first two doses. These results can be read in the Lancet Infectious Diseases.

Pubblicato in Scienceonline



In order to recover valuable substances from CO2, it must be reduced in many individual steps. If electrocatalysis is used for this, many potentially different potential molecules are formed, which cannot necessarily be used. Biocatalysts, on the other hand, are selective and only produce one product – but they are also very sensitive. An international research team led by Professor Wolfgang Schuhmann from the Center for Electrochemistry at Ruhr-Universität Bochum, Germany, and Dr. Felipe Conzuelo from the Universidade Nova de Lisboa, Portugal, has developed a hybrid catalysis cascade that makes use of the advantages of both processes. The researchers report in the journal “Angewandte Chemie Interational Edition” from December 23, 2024.

Pubblicato in Scienceonline

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