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Aprile 2026

L’ISPRA precisa: “E’ tossico solo se ingerito e non contamina il pescato”.

 

E’ stato pescato a Molfetta un altro esemplare di pesce palla maculato, specie altamente tossica al consumo. A riconoscerlo un cittadino che ha immediatamente provveduto ad informare il pescatore della sua pericolosità, evitandone così l’immissione nel mercato,  e a comunicarlo ai ricercatori. La decima segnalazione è arrivata ai ricercatori dell’ISPRA nell’ambito della campagna di informazione lanciata dall’Istituto nel 2013 e rinforzata nel 2015, attraverso la collaborazione con il Ministero delle Politiche, Agricole, Alimentari e Forestali, il Corpo delle Capitanerie di Porto e l’Istituto di Scienze del Mare (ICM) di Barcellona, che coordina seawatchers.org, un progetto che coinvolge i cittadini nella segnalazione di specie esotiche e di altre problematiche ambientali. Il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus), è entrato in Mediterraneo dal Canale di Suez nel 2003, in pochi anni ha invaso il bacino orientale del Mediterraneo, raggiungendo le coste italiane nel 2013 a Lampedusa. Da allora, grazie alle campagne di informazione, è stato possibile reperire segnalazioni della specie provenienti oltre che da Lampedusa, dalla costa meridionale della Sicilia, dalla Calabria e dalla Puglia, compresa quella dell’esemplare pescato a Molfetta. 

Pubblicato in Ambiente
Martedì, 24 Ottobre 2017 15:05

ATTENZIONE AL PESCE PALLA MACULATO !!!

Pubblicato in Ambiente
Lunedì, 23 Ottobre 2017 15:13

Rhythm of memory

The hippocampus is essential to the memory and learning. This picture shows its characteristic form. The interneurons are highlighted in green, "Ammon's horn" (CA3), as the hippocampus is also known, and the dentate gyrus (DG) are outlined in white. Source: Marlene Bartos

 

Inhibited neurons set the tempo for memory processes

The more we know about the billions of nerve cells in the brain, the less their interaction appears spontaneous and random. The harmony underlying the processing of memory contents has been revealed by Prof. Dr. Marlene Bartos' workgroup at the Institute of Physiology I. In a study written with a colleague from the Institute of Science and Technology Austria and published in the Nature Communications journal, she highlights the role of inhibiting circuits in the creation of high-frequency brainwaves in the hippocampus. With its work, the team, which also comes partly from the BrainLinks-BrainTools Cluster of Excellence and the Bernstein Center Freiburg, shows how the brain processes information that is relevant to memory.

Pubblicato in Scienceonline

 

For the first time, researchers have found the presence of predator bacteria in the microbiota of cystic fibrosis patients. There are researchers from Universidad Politécnica de Madrid among the authors of this finding. The results, obtained by a team of researchers from Hospital Universitario Ramón y Cajal, Instituto Ramón y Cajal de Investigación Sanitaria  (IRYCIS) and School of Agricultural, Food and Biosystems Engineering (ETSIAAB) at Universidad Politécnica de Madrid (UPM), have allowed them to design a computational model to eradicate the pathogens of cystic fibrosis lung by inoculating predator bacteria. The results have been published in mBio®, an open-access journal of the American Society for Microbiology.

Pubblicato in Scienceonline
Lunedì, 23 Ottobre 2017 14:06

Fruit-eating increases biodiversity

 

By dispersing the seeds of plants, fruit-eating animals contribute to the possibility of increased plant speciation and thus biodiversity. These are the findings of a new study led by Renske E. Onstein and W. Daniel Kissling, researchers at the University of Amsterdam's Institute for Biodiversity and Ecosystem Dynamics (IBED). The results were published on Monday, 23 October in the journal Nature Ecology & Evolution.

Tropical rain forests are the supermarkets for fleshy fruits: more than 70% of woody, tropical plant species have fleshy fruits and rely on fruit-eating animals such as chimpanzees, elephants or hornbills for their seed dispersal. By dispersing the seeds of plants over large distances, these animals contribute to the possibility of plant speciation. The international team of researchers from the Netherlands, UK, France, Sweden and Denmark investigated over 2000 palm species with fleshy fruits (such as the date palm) to understand how the ecology of species, their distribution, and the interaction with potential fruit-eating animals may have affected their past speciation. This was done by assembling large databases of phylogenetic, functional trait and species distribution data for these palms.

Pubblicato in Scienceonline

Un team di ricerca internazionale che coinvolge l’Ispaam-Cnr spiega in uno lavoro pubblicato su Nature Communications e finanziato da Airc perché le cellule tumorali resistono ai farmaci chemioterapici in alcune patologie oncologiche, aprendo prospettive per lo studio e la messa a punto di nuove cure che rendano le cellule malate più sensibili a chemio e radio

 

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications cui ha partecipato l’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispaam-Cnr) di Napoli getta nuova luce su alcuni meccanismi molecolari responsabili della resistenza delle cellule tumorali alla chemio e radioterapia.

“Applicando moderne tecniche di analisi genomica e proteomica abbiamo individuato un nuovo meccanismo funzionale della proteina Ape1, un enzima di riparazione del danno al Dna che contribuisce al processo di instabilità genetica associata a diversi tumori, come quelli che colpiscono seno, ovaie e il cervello (glioblastoma), scoprendo un nuovo ruolo nel processo di tumorigenesi”, spiega Andrea Scaloni, direttore dell’Ispaam-Cnr dove, grazie alle strumentazioni presenti, sono stati svolti gli studi di proteomica del lavoro. “Abbiamo capito che la proteina Ape1 è in grado di regolare il processamento dei microRna, piccole molecole dell’acido ribonucleico (Rna), contribuendo alla regolazione dell’espressione di geni coinvolti nei fenomeni di chemioresistenza. Inoltre abbiamo evidenziato come questa proteina, interagendo con molte altre, giochi un ruolo importante nello sviluppo del cancro”.

Pubblicato in Medicina
Venerdì, 20 Ottobre 2017 17:21

Caged blue mussels as environmental detectives

 The filtration and storage of pollutants are so efficient, that blue mussels are used in environmental monitoring; they are like environmental detectives. (Photo: Janne Kim Gitmark, NIVA)

May 2015, Kristiansand, Norway. Two researchers in a boat loaded with thousands of blue mussels, collected from a mussel farm in Lillesand. The boat heads out the Kristiansand fjord, and the researchers deploy the blue mussels in the sea. Why are they doing this? Blue mussel. This shellfish has its home in the intertidal areas in the sea, where it pumps large volumes of sea water over its ciliated gills. The blue mussel filtrates phytoplankton and pollutants from the water, takes up the plankton as food, and stores the pollutants in its tissues. The filtration and storage of pollutants are so efficient, that blue mussels are used in environmental monitoring; they are like environmental detectives. But, to say something certain about the pollution level in the fjord, a lot of blue mussels is needed; and picking massive amounts in areas where there are only few mussels, or even no mussels at all, is impossible. Now the researchers are experimenting with caged mussels: can newcomer mussels replace native mussels in environmental monitoring?

Pubblicato in Scienceonline
Venerdì, 20 Ottobre 2017 15:18

How Obesity Promotes Breast Cancer

3D spheroid of cultivated breast cancer cells. Invasive cells show a light blue co-staining for the leptin receptor and a marker of epithelial-mesenchymal transition (i.e. the ability of cells to metastasize). Cell nuclei are stained in red. Source: Helmholtz Zentrum München

 

Obesity leads to the release of cytokines into the bloodstream which impact the metabolism of breast cancer cells, making them more aggressive as a result. Scientists from Helmholtz Zentrum München, Technische Universität München (TUM), and Heidelberg University Hospital report on this in ‘Cell Metabolism’. The team has already been able to halt this mechanism with an antibody treatment. The number of people with obesity is increasing rapidly worldwide. The German Cancer Research Center (DKFZ) recently reported that according to the WHO the number of children and adolescents with obesity increased tenfold between 1975 and 2016.  Severe overweight can lead to various health impairments. Besides inducing cardiovascular diseases, obesity for example also promotes the development of cancer and metastases. The current study elucidates an as yet unknown mechanism making breast cancer more aggressive. The enzyme ACC1* plays a central role in this process," said Dr. Mauricio Berriel Diaz, deputy director of the Institute for Diabetes and Cancer (IDC) at Helmholtz Zentrum München. He led the study together with Stephan Herzig, director of the IDC and professor for Molecular Metabolic Control at TUM and Heidelberg University Hospital. “ACC1 is a key component of fatty acid synthesis," said Berriel Diaz. “However, its function is impaired by the cytokines leptin and TGF-β.“ The levels of these cytokines are increased particularly in the blood of severely overweight subjects.

Pubblicato in Scienceonline
Venerdì, 20 Ottobre 2017 15:13

DUE ACHEULEANI, DUE SPECIE UMANE

 

Dagli scavi a Melka Kuture, la scoperta di un percorso evolutivo discontinuo dal genere Homo all’Homo sapiens

Tracciare il percorso dell’evoluzione umana è possibile, specialmente in Africa orientale dove si trovano i siti archeologici che meglio raccontano il percorso dei nostri antenati. L’associazione diretta tra una determinata specie umana e una specifica tecnica di produzione degli utensili in pietra (industria litica) ha, fino a oggi, consentito di raccontare questo percorso come un fenomeno unitario. Nell’articolo pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences, Margherita Mussi del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza e direttrice delle ricerche archeologiche a Melka Kunture (Etiopia), uno dei Grandi Scavi della Sapienza, propone, insieme a Rosalia Gallotti, una nuova interpretazione dello sviluppo dell’Acheuleano, cultura del Paleolitico inferiore. Questa cultura rappresenta una fase molto lunga (da 1, 8 milioni a 100.000 anni fa) e importante dell’evoluzione umana ed è caratterizzata da una innovazione tecnica nella scheggiatura dei manufatti – che comprendono i caratteristici “bifacciali” a forma di mandorla –, evidenziando un vero e proprio salto di qualità rispetto ai periodi precedenti. Le industrie acheuleane più antiche sono state rinvenute appunto in Africa.

Pubblicato in Paleontologia

 

Biochar can help us address many environmental challenges. This form of CO2 capture and storage reduces the need for fertilisers and may lead to better crop yields. It can also remove heavy metals from the soil. Photo: Lisbet Jære.

 

If 4,000 Norwegian farms and nurseries produced biochar and mixed it with the soil, we could halve CO2 emissions from the agricultural sector. This entirely natural approach also produces more robust and healthy plants. There is a new addition among the greenhouses at the Skjærgaarden nursery – Norway’s first biochar plant.  Biochar is identical to charcoal (or barbecue coal), but can be manufactured not only from wood, but also from other kinds of organic material. The nursery is hosting the first biochar demo plant in Norway, which has been installed in collaboration with the cross-disciplinary research project CAPTURE+. “Our motivation for starting biochar production is to improve the soil”, says Kristin Stenersen, who runs the Skjærgaarden nursery together with her husband Bjørge Madsen. “We want more robust and healthier plants, and to reduce our use of synthetic pesticides and artificial fertilisers. Of course, the fact that biochar also binds CO2 is an added benefit”, she says. “People are welcome to come and see for themselves how it works in practice”, says Maria Kollberg Thomassen, who is a Senior Researcher at SINTEF and Project Manager for CAPTURE+.

Pubblicato in Scienceonline

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