Cancro all’ovaio: la Sapienza scopre il "tallone d'Achille" delle forme più aggressive

Francesco Defler 22 Apr 2026


Un team di ricerca coordinato dall'Università Sapienza di Roma ha segnato un punto importante nella lotta contro il carcinoma ovarico sieroso di alto grado, la variante più letale e diffusa di questo tumore. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, ha svelato i meccanismi molecolari che permettono alla malattia di resistere ai trattamenti, aprendo la strada a terapie più efficaci e personalizzate.

La sfida della resistenza ai farmaci
Il tumore ovarico è una delle neoplasie ginecologiche più insidiose, spesso diagnosticato tardivamente a causa di sintomi sfumati e dell'assenza di test di screening preventivo. Sebbene inizialmente risponda bene alla chemioterapia a base di Platino, in molti casi il cancro sviluppa una farmaco-resistenza, ripresentandosi in forme ancora più aggressive. Superare questo ostacolo e prevenire le recidive è oggi la priorità assoluta per la ricerca clinica.

L'asse Notch3/Pin1: il nuovo bersaglio
Il cuore della ricerca, condotta dal gruppo della professoressa Saula Checquolo e guidata dalla ricercatrice Maria Valeria Giuli, si è focalizzato sull'interazione tra due proteine chiave: Notch3 e Pin1. Entrambe sono note per il loro ruolo nel proteggere le cellule tumorali dagli attacchi dei farmaci.

I ricercatori hanno scoperto un legame diretto per cui, quando si somministra il trattamento standard (Carboplatino), le cellule tumorali reagiscono attivando l'asse Pin1/Notch3, creando una sorta di scudo che le rende immuni al farmaco. Al contrario, bloccando l'azione della proteina Pin1, i livelli di Notch3 crollano drasticamente: senza questa protezione, le cellule tumorali tornano a essere vulnerabili alla chemioterapia e perdono la loro capacità di diffondersi.

Verso terapie personalizzate
Per giungere a questi risultati, il team (composto anche dalle ricercatrici Angelica Mancusi e Bianca Natiello) ha utilizzato un approccio multidisciplinare, combinando analisi su cellule prelevate direttamente dalle pazienti, simulazioni molecolari e test su modelli animali.

Le implicazioni per il futuro sono concrete e mirano all'implementazione di terapie combinate, dove l'uso di farmaci inibitori di Pin1 insieme alla chemioterapia tradizionale potrebbe potenziare l'effetto del Platino. Questo approccio permetterebbe una significativa riduzione delle recidive, rendendo il tumore meno resistente. Inoltre, lo sviluppo di una medicina di precisione basata su questi marcatori consentirà di prevedere quali pazienti risponderanno meglio alle cure, migliorando sensibilmente le prospettive e la qualità della vita delle donne colpite da questa patologia.

Questa scoperta non solo chiarisce un complesso meccanismo biologico, ma offre una nuova speranza clinica per trasformare una delle malattie più temibili in una condizione trattabile con successo.

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Aprile 2026 08:59
Vota questo articolo
(0 Voti)

Lascia un commento

Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.

 

Scienzaonline con sottotitolo Sciencenew  - Periodico
Autorizzazioni del Tribunale di Roma – diffusioni:
telematica quotidiana 229/2006 del 08/06/2006
mensile per mezzo stampa 293/2003 del 07/07/2003
Scienceonline, Autorizzazione del Tribunale di Roma 228/2006 del 29/05/06
Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

Photo Gallery